Ci siamo, finalmente si parte, ma è un finalmente solo parziale. La prospettiva di giungere a Douala e sdoganare chissà quando mi agita paurosamente. Mi torna in mente il Venezuela, con l’estenuante trattativa per ritirare i container a Puerto Cabello durata 5 giorni e che ci è costata quasi 2000 euro.
Faccio colazione con Celestino, che ha preferito il divano di casa all’hotel Roy, ed inizio a chiudere questa benedetta valigia. Stampo gli ultimi file tra cui lo statuto di Motoforpeace ed inizio a pensare se è rimasto fuori qualcosa.
Per Celestino è più facile, deve solo sistemare l’abbigliamento Revi’T che ha ritirato da MotoGuzzi Roma ed altre piccole cose.
Anche io confeziono le ultime sacche con gli stivali TCX ed i pantaloni Dakar e sono pronto.
Ci viene a prendere Luciano (in arte Sacrestia perché da ragazzo ha studiato dai preti) e caricata al limite la sua Punto ci dirigiamo all’aeroporto di Fiumicino. Piove e c’è molto traffico, ma abbiamo tutto il tempo necessario.
All’aeroporto troviamo già parte del gruppo, in ritardo solo Decibello, (Daniele di Napoli), “l’uomo immagine” di Motoforpeace in questo tour.
Con facilità, grazie a qualche amico, facciamo il check-in e passiamo il controllo di sicurezza in tempi brevissimi.
Il gate è il 47, per chi è superstizioso non è il massimo. In fila troviamo pochissime persone, l’aereo è al 50% della capienza, non c’è molta gente che va a Tripoli, dove faremo scalo per alcune ore. Il biglietto è stato emesso dalla Libyan ad un prezzo molto basso mentre il volo è Afriqiyah e faremo scalo in Libia e Benin, a Cotonou.
Decollo perfetto, anche se in ritardo. C’è un vento fortissimo ed in decollo ed atterraggio è possibile utilizzare una sola pista.
Un paio d’ore di volo e ci troviamo avvolti da una immensa nuvola gialla: il Ghibli. Il comandante da l’avviso di allacciarsi le cinture e si comincia a ballare di brutto. Mai trovato in una simile condizione: dal finestrino non si vede nulla a un metro, forse anche meno. L’aereo inizia ad oscillare sempre più forte, e più scendiamo di quota e più fatica a rimanere in asse. Quando intravedo la pista siamo oramai a pochi metri ma il pilota è bravissimo ed effettua un atterraggio da manuale.
Accendo subito il mio cellulare e la prima chiamata è per Mohamed, il Colonnello libico che nel 2004 ci ha scortato attraverso il deserto nel tour “Un Ponte per l’Africa”. Da allora siamo sempre rimasti in contatto e sarei molto felice di incontrarlo. Mi risponde, anche lui è a Tripoli e verrà subito a salutarci in aeroporto.
Le formalità per il transito sono complesse, controllo di sicurezza e passaporti, ma abbiamo tempo da perdere.
Mohamed arriva quasi subito. Non è cambiato affatto in questi 5 anni: vuole che gli raccontiamo della nostra vita, dei nostri progetti e mi meraviglio molto quando mi chiede notizie degli altri componenti di Motoforpeace non presenti…si ricordava il nome di quasi tutte le 30 persone che costituivano la spedizione.
Trascorriamo insieme più di un ora ed ho così il tempo di mostrargli il video promo di quella missione, dove anche lui è attore. Ne è entusiasta ma purtroppo non ho la possibilità di lasciargli un dvd, si, quelli li ho dimenticati!
Il nostro volo è previsto per le 18,40 ma il ghibli è fortissimo e partiremo solo per le 22,00. Il tempo nell’aerostazione non passa, non c’è molto da fare e da vedere, una sola vetrina con sigarette, liquori, profumi, e basta.
Arriva l’ora dell’imbarco, ed un'altra serie di controlli di sicurezza e passaporti. Ma ci siamo. Prendiamo posto e decolliamo, il vento è calato moltissimo ed il trasferimento per Cotonou è molto tranquillo, molto scomodo, ma molto tranquillo.
Il ritardo si accumula ed arriviamo all’aeroporto di Douala alle 05,00 del mattino.
Controllo passaporti, dove ci attende Miguel di Selva Camerun, e ci tuffiamo nella bolgia per ritirare il nostro bagaglio. E’ un tutti contro tutti, una serie di spintoni per prendere carrelli e valigie, mi chiedo come usciremo da questo posto.
Miguel è arrivato con altre due persone di Selva Camerun, Patrick e Blais, e raccolti tutti i nostri effetti personali ci portiamo all’uscita. Qui c’è un serrato controllo dei ticket che devono corrispondere ai bagagli e tutte le valigie che escono dall’aeroporto vengono aperte e perquisite…riuscite ad immaginarlo????
Con Miguel vado da quello che sembra il responsabile del servizio e gli mostro il salvacondotto inviatomi dall’Ambasciatore di Yaonudè. Ha un effetto molto relativo e Miguel, che invece conosce questo posto da più tempo, risolve la situazione alla “vecchia maniera”. Il passaggio del compenso extra avviene alla luce del sole, ci viene controllato un solo bagaglio come campione ed usciamo nel parcheggio taxi.
Qui riceviamo un assalto in piena regola da parte di decine di sbandati che si offrono di portare il nostro bagaglio e facciamo fatica a tenerli a bada. Salviamo Casimiro da un borseggio e saliamo velocemente sui taxi che Miguel aveva prenotati. Patrick, come “una testa di cuoio delle forze speciali” viaggia aggrappato al cassone del fuoristrada che contiene le nostre valigie, a protezione da eventuali furti.
L’inizio è traumatico, ma ce lo aspettavamo…c’est l’Afrique.
Giungiamo alla Missione Cattolica, nel centro della città, che ci ospiterà per la notte. Una sistemazione spartanissima, ma pulita ed ordinata. Ospita solitamente sacerdoti di passaggio, ma anche operatori di ong che lavorano nella provincia.
Sono stanze da due, tre e quattro posti, con un lavandino ma senza armadi e comodini, una sedia per camera ed il bagno in comune nel corridoio.
Siamo tutti un po’ preoccupati per le famose zanzare neofele, quelle che trasmettono il parassita della malaria- plasmodium falciparum, e ci cominciamo a spruzzare di tutto, a bonificare tende e tappeti, e passare la permetrina intorno alle finestre ed ai condizionatori. Speriamo serva a qualcosa, infatti anche se tutti abbiamo iniziato la profilassi per la malaria la protezione totale non è assicurata.
La percentuale di questa zanzara è una su un milione, vale a dire che su un milione di punture sola una potrebbe essere quella fatale. Può sembrare una percentuale rassicurante ma non è così. In Africa la malaria rimane una delle prime cause di mortalità.