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6 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Dormo solo due ore e mi sveglio con un mal di testa pazzesco. Alle 9,00 abbiamo il primo appuntamento con l’Ispettore Generale delle Dogane per valutare la nostra situazione, che rimane drammatica.
Ci accompagna Monsieur Polit, che sembra essere una persona molto influente ed importante della comunità locale.
Gli Uffici della Dogana sono presso il porto, ubicati in un vecchio palazzo che cade a pezzi. All’ingresso dei vigilanti dormono su delle sedie di fortuna, l’interno è in uno stato di abbandono totale.
Siamo ricevuti subito. Il Direttore è una persona molto gentile ed educata e ci consiglia come risolvere la situazione. Abbiamo infatti due strade:
che l’Ambasciatore italiano garantisca per noi tutti  (ma in prima istanza non ha acconsentito per motivi che ritengo personalmente condivisibili)
che la Direttrice Generale delle Dogane autorizzi lo sdoganamento nonostante l’assenza di un garante locale, impresa difficile ma non impossibile.
Torniamo alla missione e riferiamo al gruppo quanto appreso. Troviamo ad attenderci il Console italiano a Douala, Dott. Mauro Battistella, con cui avevo scambiato corrispondenza intensa per più di un mese sull’argomento, ed anche lui è dello stesso avviso, ma apre un'altra strada, cioè quella di un intermediario che dietro compenso possa avallare l’operazione. Ma il nostro problema primario sono i tempi che dobbiamo sempre tenere presenti e rispettare.
Ultima carta è chiamare a Roma. Con la Farnesina in breve tempo si raggiunge un compromesso, che sarà decisivo.
Il nostro Ambasciatore a Yaoundè riesce così a trovare una formula ibrida per garantire il nostro ingresso nel Paese, ed il Console e Monsieur Polit fanno il resto.
Sono le 15 quando torniamo dall’Ispettore Generale delle Dogane: intorno a quel tavolo è come giocare l’ultima mano di poker. Nonostante l’aria condizionata a mille non riesco a non sudare. Polit illustra la situazione, il Console mostra la lettera dell’Ambasciatore, sono minuti che sembrano ore. Un giro di sguardi intensi, i sorrisi si alternano a curiose smorfie del viso, i secondi vengono scanditi dai battiti del mio cuore, che lo sento come se fosse nelle mie orecchie.
Ad un certo punto l’Ispettore prende una penna di colore rosso e comincia a scrivere sulla nostra istanza. Poi alza il foglio e dalla mia posizione riesco a leggere “Accordè”!!!!
Non mi sembra vero, gli sarei saltato al collo e lo avrei baciato, è fatta.
Poi parlano ancora a lungo tra loro, non so bene cosa chieda ora esattamente l’Ispettore a Polit, ma qualunque cosa per noi andrà bene.
Usciamo dagli Uffici della Dogana facendo le scale a quattro a quattro, ora ci dobbiamo recare dal Dott. Fabio Politi, Direttore della MSC Cameroun, sarà lui con un transitario doganale locale a tirare fuori materialmente i container dal porto.
Timbri visti e firme. Siamo sulla strada buona, forse per lunedì avremo lo svuotamento dei container.
L’ultima tappa è dal transitario, il Sig. Zaidi, un pachistano trapiantato a Douala, che ha l’ufficio nella zona commerciale della città, ed è sempre il Console Battistella che ci accompagna.
Monsieur Zaidi sembra uscito da un film: veste abito tradizionale pachistano con scarpe che hanno la punta rivolta verso l’alto. Molto educato e dai modi gentili parla un discreto italiano e ci assicura di fare il massimo per rispettare i tempi di consegna.
Torniamo alla missione e diamo la buona notizia.
Con Celestino e Miguel brindiamo con una birra fresca in una specie di bar nei pressi della residenza. Un risultato incredibile, un colpo di fortuna immenso conoscendo la realtà locale.
Facciamo l’ennesima doccia, l’umidità è pazzesca, e tutti insieme andiamo per la cena in un ristorante tipico.
Birra, pizza e c’è anche la musica dal vivo, sembra di essere a casa!!!
Tornando alla missione cerco di guardarmi bene intorno. L’ambiente nella strada non è dei migliori, la povertà e il disagio sono evidenti. L’urbanizzazione è mal messa, negozi fatiscenti e decine e decine di persone dormono in strada su cartoni o in ricoveri di fortuna. Le fogne sono quasi tutte a cielo aperto e l’odore e a volte insopportabile. Liquame di tutti i tipi sgorga dalle mura di abitazioni e negozi riversandosi nella strada e nei canali di scolo presenti lungo il margine dei marciapiedi. Ma si può passeggiare tranquillamente, non veniamo importunati. Si, c’è qualcuno che chiede l’elemosina, altri che passando a bordo di auto o moto, quest’ultime numerosissime, lanciano dei gridi incomprensibili nei nostri confronti, ma non c’è un rischio reale anche se è sempre meglio prestare attenzione.
 
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