Oggi le moto devono darcele per forza. Alle 7,30 siamo tutti al deposito ed i contenitori vengono aperti. Urrah.
Verifichiamo le condizioni, sembrano ottime. C’è soltanto una motovaligia di Decibel che si è un po’ ammaccata ma per il resto tutto ok. Quello che invece non è ok è il furgone: devono averci messo qualcosa sopra ed il tetto è visibilmente piegato al centro, quasi a metà, da destra a sinistra.
Chiamiamo Politi per la constatazione del danno e continuiamo a tirare fuori le moto ed a rimetterle in funzione: colleghiamo le batterie, mettiamo la benzina, controlliamo la pressione delle gomme.
Ma manca sempre Frederik. A questo punto non so se lo sta facendo di proposito, ma ieri non ha fatto timbrare in Dogana i carnet, ed ora siamo costretti ad attendere che torni con i documenti firmati.
Nel frattempo pianifichiamo il ritiro della BMW a Kano con la collaborazione del Console e della nostra Ambasciata ad Abuja. Grossi problemi non dovrebbero essercene, ma in Africa il punto di domanda è d’obbligo.
Arriva Frederik, riprendiamo i nostri carnet firmati e filiamo in albergo. Facciamo il pieno, carichiamo i bagagli e via, senza neanche pranzare, alla volta di Bakou.
Oggi la temperatura è peggio che ieri, ma l’umidità è quella che uccide.
Per uscire dalla città ci mettiamo una vita, il traffico è fuori controllo ed i locali guidano senza badare a stop e precedenze, suonano il clacson e basta. Sulle moto vanno dalle tre alle cinque persone e sembrano avere la monomarca: Sanili 150, mitica motoretta cinese che qui spopola alla grande.
Dal livello del mare si comincia a salire, ma l’umidità non cessa. Il paesaggio è incredibile, meraviglioso, una foresta molto fitta con palme, banani ed alberi con fusti altissimi. Il panorama si ripete fino a Bakou nonostante si trovi a più di 1400 sldm.
Sosta per bere, sosta per mangiare un po’ di frutta e sosta per visitare il convitto scolastico di Selva Camerun. Un complesso a circa 60 km da Bakou che può ospitare un centinaio di bambini sia per dormire e mangiare e sia per l’istruzione. Sono molti i bambini che ci vengono a salutare: sono molto incuriositi dalle nostre grandi moto e dal nostro particolare equipaggiamento. Vogliono farsi fotografare a cavallo delle BMW ma ci chiedono anche le bon-bon, che avevamo da parte per loro.
Riprendiamo il cammino per la destinazione finale e lasciamo la strada principale per uno sterrato: 17 km e quando arriviamo siamo completamente rossi di polvere e sabbia.
Il caseggiato ospita la direzione di Selva Camerun, è una proprietà è di Monsieur Polit che l’ha ceduta gratuitamente 10 anni fa.
Un cordiale saluto a tutti gli ospiti del centro e senza perdere tempo, il buio incombe nuovamente, scendiamo al centro di salute con l’Iveco per scaricare tutto il materiale all’interno. Al centro troviamo una folla ad attenderci ed è una gran festa.
Facciamo la conoscenza del Vice Prefetto, del Capo della Polizia di Bakou e dei medici ed insegnati di Selva Camerun.
Il viso, gli sguardi e le strette di mano di quelle decine e decine di persone ci hanno ripagato di tutto il lavoro e di tutti gli sforzi compiuti fino a quel momento. La felicità che si legge negli occhi di quei bambini da delle emozioni impossibili da raccontare.
Ci intratteniamo per una altra ora e torniamo su alla direzione. Troviamo la cena in tavola, cibo naturalmente tipico e ci sistemiamo per la notte. Io preferisco il mio materassino e sacco a pelo, qualcuno monta la sua tenda nel piazzale, altri su letti di fortuna.