Siamo tutti pronti alle prime luci, è oggi che il viaggio inizia veramente.
Carichiamo velocemente i mezzi e dopo la colazione scaldiamo i motori, ma ecco il primo problema: la moto di Riccardo va ad un cilindro soltanto. Lui dice che forse è la centralina che va resettata, prova, ma nulla cambia.
Partiamo ugualmente ed arriviamo sulla strada asfaltata, sempre dopo aver percorso i 17 km di sterrato, ma Riccardo ha ancora problemi. Smontiamo parte del serbatoio e scolleghiamo i faretti che ieri aveva terminato di sistemare, ma la moto non va comunque. Iniziamo a chiamare degli amici più esperti, nella speranza di avere qualche indicazione più precisa fino a quando il lampo di genio di un amico di Roberto ci fa prestare attenzione al filo dell’acceleratore che agisce sul cilindro di destra. E’ lui, ha scavallato dalla sua sede ed andava a vuoto.
Il secondo inconveniente sono le trasmittenti motociclari, non vanno. Prima di partire abbiamo fatto diverse prove, ma ora ne funzionano solo un paio. Questa proprio non ci voleva, le comunicazioni sono fondamentali ed ora rimediare è impossibile. L’unica via è quelle di tenerle nella tasca esterna della giacca ad alto volume, meglio che niente.
Si parte. Tappa prevista Banyo, ma se ce la facciamo anche qualcosa in più. La cartina ci da 300 km circa, ma non dice il vero. Dopo solo 100 km di asfalto entriamo in una pista battuta, unica strada percorribile per la nostra tappa, ma sembra agevole. Siamo in una foresta immensa e raramente attraversiamo dei piccoli villaggi. Le costruzioni sono misere, tutte, costituite da paglia e fango, raramente da mattoni a secco e tetto sempre in paglia, più spesso baracche con coperture approssimative in bandoni metallici.
Bambini nella polvere che giocano con “niente” ed uno stato di indigenza totale. Ma salutano tutti, tutti hanno un sorriso per noi, tutti alzano la mano in segno di amicizia e quasi tutti tentano una elemosina “al volo” durante il nostro passaggio.
La pista è molto polverosa, ma fortunatamente non c’è sabbia e possiamo condurre il mezzo fino ad arrivare ai 100 km/h fuori dai piccoli centri.
Tutto procede bene, Iveco e Subaru vanno alla grande e nessuno a noie con le moto.
Procediamo sempre su una altitudine che va dai 1000 ai 1400, ma fa caldo comunque. L’umidità sembra però diminuita. Di tanto in tanto ci fermiamo ad attendere le 4 ruote, per fare delle riprese o delle foto.
Ma non si arriva mai. Il navigatore ci da Banyo a molto più lontano di quello indicato dalla cartina ed arriveremo a percorrere 370 km, con quasi 300 di pista.
Arriviamo al posto di polizia della città (in ingresso ed in uscita ogni villaggio ha un poliziotto che ti alza la sbarra manualmente, e che spesso ti chiede dove vai e cosa ci vai a fare) e ci facciamo consigliare l’albergo per la notte. Sfumata l’intenzione di percorrere km in più e contenti di aver fatto almeno quelli previsti.
Io con Decibel e Celes andiamo a prenotare le camere, e che camere. Non c’è luce, non c’è acqua ed è tutto fatiscente. Ma le alternative in un villaggio come Banyo non esistono, e credo che il peggio debba ancora arrivare.
Ma non si vedono ancora giungere gli altri e cominciamo a preoccuparci. Chiamiamo più volte via radio, ma non abbiamo nessuna risposta. Dopo circa un ora arrivano le altre tre moto, ma di Subaru ed Iveco non c’è notizia. Fa buio e la preoccupazione aumenta a tal punto che Celes con un mototaxi si fa accompagnare al posto di Polizia, che rimane nella parte alta del villaggio, con la speranza di collegarsi via radio.
Passa un'altra ora, sono le 20,00 ed inizio a pensare al peggio. Ad un certo punto entra in trasmissione Tommaso che ci da delle notizie poco rassicuranti: l’Iveco ha avuto noie al motore, ha perso alcuni pezzi, ed è caduto il paraurti. Che botta!!! Ed ora??? Attendiamo la Subaru, scarichiamo gli occupanti e riparto subito con Celes e Roberto per verificare la situazione. Sono a 36 km di distanza, un bel po’, ma dobbiamo andare e di corsa. Fortunatamente incrociamo il furgone dopo nemmeno 8 km e la situazione è meno peggio di quella presentata da Tommaso. E’ caduto si il paraurti, ma lo hanno fissato con delle cinghie, ed al posto dei pezzi di motore si è rotta la fascia che tiene la vasca del servosterzo che cadendo ha strappato alcuni fili.
Andiamo tutti in hotel e facciamo il punto della situazione. C’è anche la porta posteriore bloccata, ma quella poco male, domattina si vedrà. Il barilotto invece perde del liquido ed ha strappato diversi fili cadendo. Il buio è totale e rimandiamo i lavori a domani, con la luce del giorno ci renderemo bene conto della condizione del mezzo.
Vado subito a dormire, almeno ci provo, quel letto non è il massimo comfort ed anche col sacco a pelo il cattivo odore e la rete sconquassata non mi fanno chiudere occhio. Non c’è corrente, l’illuminazione è assicurata con delle lampade a petrolio, quindi luce zero. Solo verso la mezzanotte si accende la debole luce del neon, collocato nel soffitto, che entra per metà nel locale del bagno attraverso un foro nella parete adiacente. Ingegnoso!