MediaMente.biz
 
Home
Associazione
Missioni
Parlano di noi
Gallerie Fotografiche
Diari di bordo
Sponsor
Contatti
Cerca nel sito
----------------------------------------
FOTO "Africa Sedicimila"
DIARIO "Africa Sedicimila"
VIDEO PROMO
Newsletter






METEO IN TEMPO REALE
Europa
Africa Settentrionale
Africa Meridionale
USA
Sud America - Area NORD
Sud America - Area SUD
English
Français
Deutsch
Español
----------------------------------------
Home
   
15 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Ieri sera abbiamo studiato il miglior percorso per arrivare a Ngaoundèrè. Andiamo verso est su strada asfaltata per circa 30 km e poi tagliamo a nord per una pista secondaria per altri 60 km, per arrivare poi sulla strada principale, sempre pista ma probabilmente in buona condizione, ancora verso est. I locali ci dicono che la strada c’est bon e questo ci conforta. Dopo ieri nulla ci potrebbe più spaventare, ma se vogliamo arrivare con tutti i mezzi a Dakar dobbiamo prestare molta attenzione.
Celestino ci anticipa partendo per Garoua con un auto presa in affitto, deve svolgere un servizio. Noi partiamo verso le 8,00, direzione Mambal, ma l’asfalto, i 30 km promessi, è solo a tratti. In poco tempo giungiamo al primo carrefour e si spegne l’Africa Twin di Casimiro.
Questa non ci voleva. Prova e riprova, ma di partire non ne vuole sapere. Telefono a Piero a Roma per una consulenza telefonica, ma ha il cellulare staccato, così chiamo Fabrizio di MotoGuzzi- Roma che mi da il telefono del suo capo officina. Ci improvvisiamo meccanici e sotto la direzione di Mauro smontiamo pezzo per pezzo carena e serbatoio della Honda. Questa mitica moto ci è stata prestata da Gianluca, il Drago del 1° Rep. Mobile, ed ha quasi 20 anni con 120.000 km. Ricondizionata completamente prima della partenza è una moto affidabilissima, ma ora non sappiamo che pesci prendere. La corrente c’è, le candele sono a posto, il filtro è un po’ sporco ma può andare ma quello che non arriva è la benzina. Faccio un test sulla pompa elettrica e troviamo il guasto, è lei. Ed ora? Dove lo troviamo il ricambio?
E qui avviene il miracolo: Roberto e Riccardo si ricordano di una cosa letta su internet anni fa che consigliava in questo caso di escludere la pompa elettrica ed indirizzare direttamente la mandata serbatoio benzina al carburatore. Roberto scollega la pompa gira i tubi e la moto parte. Lanciamo un urlo di gioia e senza perdere tempo impegnamo la pista. Non è facilissima ma dopo ieri va bene tutto. Ci troviamo sempre sui mille metri di altitudine ed oggi soffia un fresco venticello che ci mitiga i 40°. Il paesaggio è identico. Villaggi, foresta, vegetazione, ma questa volta arricchito da babbuini e gazzelle. In questa zona poi è molto sviluppato l’allevamento di bovini di una razza molto simile alle nostra maremmane.
Anche oggi mangiamo un sacco di polvere e molte sono le soste per bere. Questa parte di foresta è però infestata da mosche e zanzare che ci rendono le pause impossibili.
Nei villaggi spesso troviamo delle barriere che chiudono la strada nel periodo delle piogge o altri tipi di barriere per il “pedaggio” di questa meravigliosa autostrada. Tutto il mondo paga, c’è scritto in francese: 500 franchi le quattro ruote mentre le moto passano gratis.
I controlli di polizia sono molto radi e fortunatamente non siamo stati più fermati dall’ultimo posto di blocco a Bakou. Passiamo, suoniamo col clacson e con la mano un cenno di saluto al poliziotto o doganiere che risponde sempre con un gran sorriso. Comunque tutti i posti di controllo sono dotati di bande chiodate, molto artigianali ma funzionali, che all’occorrenza vengono tirate al centro della strada con una corda.
Efficienti per la riduzione della velocità sono le schiene d’asino, dossi artificiali a volte esageratamente alti e pericolosi.
La conduzione dei mezzi da parte dei locali non è molto attenta e lo testimoniano le decine e decine di auto e camion ribaltati fuori strada o giù dai ponti. Sorpassano in curva come se niente fosse ed a velocità sempre elevatissime.
Ci fermiamo a pranzo, arriva il furgone e…ne abbiamo ancora una. Roberto nota una perdita sotto la coppa dell’olio. Abbiamo paura a controllare, ma dobbiamo, e purtroppo è un bel danno. Il motore è calato, non si capisce il perché, e la coppa dell’olio ha urtato il traversino bucandosi in più punti. E’ la fine???
Mancano circa 40 km a Ngaoundèrè, sta arrivando la notte ed in questa condizione sarà difficile arrivare.
Le moto si sganciano in avanti, la Subaru segue con Roberto l’Iveco per verificare la perdita d’olio. Dobbiamo per forza arrivare per tentare la riparazione, non abbiamo scelta.
Con le moto giungiamo in città che è già buio, troviamo l’hotel e Decibello torna all’ingresso del paese ad attendere gli altri che “miracolosamente” giungono neanche un’ora dopo.
All’interno del parcheggio c’è un supermercato e riesco a bere una bottiglia di acqua fresca dopo 3 giorni.
Non vogliamo neanche pensare al danno questa sera, prendiamo le nostre camere, fatiscenti e con scarafaggi, ed andiamo a cena con il ragazzo che ci aveva indicato l’albergo. Camminiamo per almeno 500 metri, l’ambiente non è dei migliori ed il nostro nuovo amico ci raccomanda di rimanere uniti. Cosa si mangia?? Pollo alla griglia, una delle poche cose che è sicuro non faccia male e birra a volontà, qui hanno il frigorifero e lo adoperano!!!
Torniamo in hotel e nel portico della hall ci mettiamo un attimo a riflettere sul come fare l’indomani. La cosa più sensata è quella di incaricare il nostro amico di tornare alle 7.00 del mattino con un meccanico e vedere cosa si può riuscire a fare.
In camera, dopo avere “ucciso” un paio di scarafaggi, provo a dormire ma non è facile, nonostante la stanchezza sempre più grande fa caldo e ci sono zanzare ed in più un forte odore sgradevole che proviene dal bagno.
 
< Prec.   Pros. >
© 2006 info@motoforpeace.it
Concept design by MediaMente.biz media@mediamente.biz