Svegli alle 6.00. Colazione. Partenza. Il cavo si rompe di nuovo.
Siamo rassegnati, ma anche cocciuti. Gianmario con la Subaru torna in città con il cavo rotto per cercare una soluzione, noi rimaniamo nella nostra piazzola di sosta.
Io chiamo di nuovo la Iveco e concordo una spedizione dei ricambi d’urgenza a Garoua aeroporto, se non dovessimo riuscire nella riparazione.
Si avvicinano donne, bambini, ragazzi. Tutti cercano qualcosa da mangiare. Noi tentiamo di accontentarli tutti e proviamo a scambiare qualche parola, ma il francese non sembra essere la loro lingua. A parte il capo villaggio e pochi altri si parla la lingua locale, incomprensibile per noi.
Trascorrono le ore, il sole è a picco, quasi 40°.
Poco distante c’è un immenso albero di mango. Una signora con una roncola posta su una lunga canna fa’ cadere alcuni frutti. Per 100 franchi ne compriamo 4, ed a mezzogiorno ne abbiamo mangiati almeno 10 a testa.
Non sappiamo come impiegare il tempo. Seguiamo l’attività del villaggio: tutti hanno un banchetto per vendere i mango, alcune donne lavano dei panni ad un rio, altre asciugano sull’asfalto dei semi di non so cosa, altre ancora macinano una cosa che sembra mais in grandi scodelle di legno. Mi si avvicina una bambina, avrà forse 13 anni, con un bimbo piccolissimo legato sulla sua schiena. Mi chiede qualcosa nella sua lingua. Provo a dialogare, gli dico quale è il mio nome, gli chiedo il suo e l’età, ma è difficile. Mi fa solo ampi sorrisi. Regalo dei biscotti al bimbo e va via.
Apro una Simmenthal, caldissima, ma non abbiamo altro. Che situazione rocambolesca, spero solo di non dover passare una altra notte così.
L’acqua sta per finire, siamo al limite della sopportabilità. E pensare che qui gli indigeni ci vivono una vita intera in queste condizioni.
Finalmente torna la Subaru col pezzo riparato. Il cavo è stato sostituito con un filo frizione delle nostre moto che avevamo come ricambio. Dovrebbe funzionare.
Rimettiamo in moto e via verso Garoua. 250 km alla meta.
Strada ottima e poco trafficata, in poco più di tre ore arriviamo all’hotel dove Celestino che ci aveva anticipato aveva prenotato per la notte, il Tourist Motel.
Camere decenti e la doccia è la prima cosa che facciamo. Il colore dell’acqua però non ve lo commento.
Forse si sta mettendo bene, ma ho paura solo a pensarlo.