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18 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Alle 7.00 la carovana si muove. Ieri sera abbiamo pianificato di entrare in Nigeria e fare due due tappe in un solo giorno per tentare di recuperare. In tal senso avevo informato l’Interpol, con Stefano che da Roma ci segue momento per momento.
La strada per salire a nord è stupenda, solo nei villaggi si trovano delle pericolose buche, il resto è tutto asfalto nuovo. Fa molto ma molto caldo ed il paesaggio diventa sempre più arido.
Qualche posto di blocco che passiamo senza essere fermati ed una barriera per pagare il pedaggio.
Saliamo ancora, per 123 km. Solo per 123 km. Il cavo del cambio si rompe ancora.
I nostri volti hanno avuto espressioni migliori. C’è poco da fare, poco da pensare, si torna a Garoua. Il ricambio, se tutto va male, arriverà venerdì. Questo comporterà un ritardo di quasi 7 giorni. Tutto sommato non è tantissimo, ma so di dirmi una bugia.
In hotel riprendiamo le nostre stanze. Approfitto per far lavare la biancheria e la tuta della Revi’T che è inguardabile.
Dalla mia camera con un aria condizionata irregolare mi metto a scrivere ed a telefonare. C’è da cambiare la biglietteria aerea, da monitorare i ricambi che stanno arrivando con DHL, aggiornare l’Interpol e tanto altro.
Nel frattempo Celestino con Gianmario e Roberto, aiutati da un poliziotto della città, trovano un meccanico che si dice disposto a risolvere il problema. Lo abbiamo sentito dire tante volte…
Questa volta però credo che il meccanico abbia fatto centro: si inventa un cavo di acciaio semirigido al posto del classico cavo flessibile. Sostiene che loro vanno avanti così da queste parti e lo garantisce fino in Italia, una specie di soddisfatti o rimborsati??? E se si rompe, dice, basta una piccola saldatura aggiuntiva.
Una possibilità in più è una speranza in più. Così rimontiamo il pezzo modificato e ci prepariamo a partire per domattina all’alba. Ora, alle tre del pomeriggio con più di 40° sarebbe un gesto insano. Abbiamo bisogno di riposare, queste giornate senza fine stanno mettendo a dura prova il nostro corpo e non solo.
Ma riposare non è facile, o fa troppo freddo o troppo caldo, vie di mezzo non ce ne sono. E poi c’è sempre qualcuno che ti bussa alla porta.
Scrivo qualcosa e verifico la tabella di marcia che è meno peggio di quella che pensavo. Se domani facciamo tappa doppia, Iveco permettendo, abbiamo tre giorni da recuperare e se le strade lo consentono non sarebbe troppo difficile.
Vado all’internet point con Tommaso e Daniele. Ci vuole un po’ per scaricare tutta la posta, la linea è molto lenta. Invio qualche foto e parte del diario ad Ermanno e controllo le nuove info sul viaggio che mi vengono dai paesi interessati al nostro tour.
Ricevo una telefonata dal Commissario Yacouba da Niamey, che per noi ha predisposto una scorta per tutto l’itinerario nel paese. Stesse conferme da Mali e Burkina, ma ancora manca la risposta della Nigeria, la nostra prossima tappa.
La cena è favolosa, Giuseppina e Susy fanno dei rigatoni super, con pomodoro olive e tanto peperoncino. Tutti bissano, erano giorni che mangiavo solo pollo.
Facciamo due chiacchiere dopo cena e mi accorgo che sono tutti un poco preoccupati per l’ingresso in Nigeria. Inutile dire che il monitoraggio Interpol è negativo, che tutto procede per il meglio e che tutto è sotto controllo. Quando un paese ha una brutta fama difficile dimostrare il contrario. E questo capita anche a noi, cioè al nostro paese, quando si parla della mafia.
Torno in camera attraverso un immenso giardino dove lucertolone giurassiche mi tagliano velocemente la strada. E poi c’è anche un pavone fanatico che da questa mattina fa’ un baccano infernale, con le sue due “mogli” che lo seguono a poca distanza.
Dalla mia camera chiamo Daniele, che ci segue da Roma via internet, per studiare la strategia dei ricambi: il pacco che arriverà a Garoua è la nostra sicurezza in Cameroon, dovesse domani rompersi il cavo nuovamente. Maurizio invece, che arriverà a Niamey tra due giorni con un altro cavo, ci verrà incontro alla frontiera della Nigeria insieme alla scorta. Quindi avremo un ricambio se si dovesse rompere nuovamente il furgone in Cameroon, un altro al confine del Niger se dovessimo rimanere in panne in Nigeria o subito dopo. Al Concessionario Strappini gli verrà sicuramente un gran mal di testa con tutte queste spedizioni in giro per l’Africa, ma non abbiamo scelta.
Tengo a sottolineare che il nostro Iveco è comunque “duro a morire”. Nelle centinaia di kilometri appena percorsi abbiamo contato decine e decine di camion di tutte le forme e dimensioni in panne lungo la strada. La Panamericana percorsa poco più di un anno fa’ al confronto è una autostrada a 10 corsie. Non credo di aver mai affrontato strade simile e lo stress che ha provocato a tutti i nostri mezzi, Subaru esclusa, ne è la prova.
 
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