Alle 6.00 ancora non c’è luce. Per partire attendiamo un po’ e Giose approfitta per fare un bel caffè. Tommaso ha equipaggiato di tutto punto la sua BMW GS800, con telecamere e tutto quello che serve per fotografare. Siamo pronti.
Usciamo dal centro all’alba e la scena che si presenta è surreale: sembra una città bombardata ieri, tutto rotto, tutto sfasciato, fatiscente, sporca. Mi chiedo come è possibile lasciare una città in simili condizioni.
Per Katsina percorriamo circa 180 km, veloce rifornimento e dritti verso la frontiera di Jibia. La strada è buona, uno scorrimento veloce, forse troppo. Ad un posto di blocco un poliziotto dell’immigrazione mi fa un cenno, a me sembra un saluto e rispondo, come è capitato tante altre volte. Guardo allo specchietto e vedo invece che la moto che mi seguiva si ferma. Non era un saluto ma ci voleva controllare. Freno, faccio inversione, sono a 500 metri e non vedo bene quello che succede. Sento suonare un clacson, una frenata, un botto fortissimo ed un gran polverone. Apro al massimo la manetta del gas e mi dirigo verso la nuvola di polvere che si era alzata. La scena che mi si presenta è l’ultima che avrei voluto vedere: la mia Subaru non esiste più. Metto il cavalletto e scendo di corsa, all’interno alla guida c’è Susy che sta piangendo mentre Celestino che le sedeva a fianco è stato sbalzato sul divano posteriore e giace li semicosciente.
E’ un attimo capire la dinamica: il Tir che procedeva a forte velocità non si è accorto che l’auto, fermata dalla polizia, stava svoltando a sx dove l’agente le aveva chiesto di portarsi e l’ha centrata in pieno. Non ha neanche frenato, si è fermato solo 100 metri più avanti.
E’ un disastro.
Susy e Celestino vengono subito soccorsi ma fortunatamente sembrano solo un po’ ammaccati ed indolenziti ma nulla più. Il conducente del camion, un ragazzo giovane con una lunga tunica verde, illeso, è già li intorno che si lamenta ad alta voce con la polizia.
In terra fracassati tutti i nastri girati fino a quel momento e ciò vuole dire che abbiamo perso tutto il materiale per il nostro format tv. Non mi pare che debba dire altro.
Bagagli sparsi qua e là, anche a decine di metri, l’auto invece è da buttare.
Arriva la polizia ed anche un sacco di curiosi. Strillano tutti, non si riesce a capire cosa bisogna fare ora. Nel frattempo scarichiamo il poco materiale rimasto sulla Subaru, “lei” rimarrà qui per sempre.
Mi accerto delle condizioni dei due contusi, migliorano minuto dopo minuto, l’hanno scampata bella.
Chiamo l’Interpol a Roma e riferisco dell’accaduto, non vorrei avere conseguenze con la Polizia ora, siamo stranieri e qui i bianchi, mi dicevano ieri a cena i nostri connazionali, hanno sempre torto.
Arriva il responsabile del posto di polizia di Jibia che ci invita ad andare via subito, prima che la folla possa fare qualcosa di inopportuno, ma nei modi non è gentilissimo, anzi direi il contrario.
Io nel frattempo chiamo anche Yoris, che mi aveva garantito se necessaria assistenza proprio a Katsina. Yoris è molto dispiaciuto dell’accaduto e mi manda in soccorso Lorenzo, un italiano che lavora in questa regione.
Chiedo cortesemente al capo della polizia di poter attendere l’arrivo di questa persona ma lui è irremovibile, bisogna andare via subito.
Ubbidiamo e con le moto e l’Iveco ci portiamo in un desolato commissariato.
Entriamo nell’ampio parcheggio e ci fanno accomodare su delle panche all’ombra di un grande albero.
Ed attendiamo.
La decisione di quello che si dovrà fare dovrà prenderla il Capo della Polizia di Katsina che è stato informato del fatto.
Arriva per fortuna anche Lorenzo. Una persona gentilissima, accompagnato da un loro dipendente locale che conosce bene le persone ed il “sistema”.
L’attesa si fa lunga, più di un’ora, quando arriva il Capo della Polizia a bordo di un fuoristrada in compagnia dalle sue 4 mogli.
Anche lui veste con una tunica e cappellino, ciabatte ai piedi.
Ci invita subito ad entrare in un piccolo ufficio, ci fa accomodare su delle poltrone, sia noi che la controparte, e chiede di illustragli come si sono svolti i fatti.
Con l’aiuto di Giose e Gianmario cerchiamo di dare la fedele versione del sinistro, facendo attenzione di non urtare la suscettibilità di nessuno. E’ infatti discutibile l’operato dell’agente che, armato di bastone, ha costretto Susy ad una inversione non regolamentare.
Il Capo ci pensa solo un attimo e poi dice, per fortuna, che abbiamo ragione noi, che “il camionista era distratto” e che possiamo andare dopo aver preso alcuni dati.
E la mia auto chi la paga??? Nessuno mi risponde Lorenzo, qui in Nigeria l’assicurazione è solo una proforma. Costa pochi euro l’anno ed è solo un documento da mostrare alla polizia in caso di controllo. Una bella novità non c’è che dire, ho perso l’auto per colpa di un imbecille ed ora me ne devo anche andare via senza protestare troppo. E va bene, c’est l’Afrique.
Vengono redatti alcuni verbali a penna mentre a me ne viene consegnato uno battuto a macchina dove si dice che la mia auto rimane in Nigeria per riparazioni, bella presa in giro.
Il morale di tutti è sotto i piedi, preoccupati per le riprese perse e per l’auto che ora costringerà a rivedere l’assetto di tutti i partecipanti.
Il Capo della Polizia però una cosa per noi la fa, ci raccomanda alla frontiera per una procedura più veloce in dogana ed immigrazione. E per questo lo ringraziamo anche.
Attapiratissimi percorriamo pochi chilometri per arrivare al border e raccogliamo i nostri passaporti e carnet per consegnarli ad un poliziotto che si prenderà cura di noi. Lorenzo ci segue passo passo, starò tranquillo solo quando vi vedrò uscire da questo Paese, ci dice. Per noi la sua presenza è stata fondamentale.
Ma non poteva finire così. Abbiamo un'altra piccola grana, piccola in confronto a quello che era accaduto quattro ore prima e cioè che Tommaso non aveva chiesto a Yoris il suo carnet de passage.
Oramai non mi stupisco più di nulla e non riesco neanche più ad arrabbiarmi, con Tommaso poi…
Si telefona a Yoris che del carnet non ne sa nulla. Chiamo all’aeroporto, dice, e speriamo che l’abbiano loro. Il tempo scorre e dopo un ora il carnet viene rintracciato all’aeroporto di Kano. Ora bisogna portarlo in frontiera, i km sono più di 200!!!
Tommaso se potesse andrebbe sotto terra, ma è inutile, quello che è fatto è fatto, chi non ha fatto errori in questo tour?
Passiamo il tempo a bere e bere. Il caldo è allucinante, impossibile e ci rifugiamo all’ombra di una piccola moschea. Chi dorme e chi gioca a carte. Celestino e Susy stanno benino, solo Celes lamenta un bruciore all’occhio sinistro.
Sono le 17.00 passate quando arriva il driver di Yoris con il carnet e passiamo così alla frontiera nigerina. Diversi i km di terra di nessuno nella savana ed eccoci in Niger.
Anche questo posto di controllo è nel caos più assoluto, tra bancarelle e Tir, ambulanti e decine di persone che ti propongono il cambio al nero. Con meraviglia scopriamo che i franchi camerunensi che conservavamo non sono gli stessi franchi nigerini. Ci sono infatti i franchi dei paesi dell’Africa centrale ed i franchi dei paesi dell’Africa dell’ovest. Che palle, ed ora cosa ci facciamo con questi ma soprattutto come li cambiamo??
Qui l’immigrazione e dogana sono velocissimi e senza alcun tipo di raccomandazione.
Si risale in sella e preceduti dalla scorta organizzata dal Commissario Yacouba di Niamey ci mettiamo in marcia. La polizia ci attendeva dalla mattina ed a quest’ora la nostra tappa non potrà che essere per la città più vicina alla frontiera e cioè Maradi.
Arriviamo al tramonto, l’ora preferita delle zanzare che qui ce ne sono a volontà. L’hotel è il Jangorski, ampio parcheggio e bungalow con due piccole antilopi che non perdono l’occasione di “caricarti” come possono.
Le stanze sono penose, l’acqua non c’è, forse arriva più tardi, ma la luce si.
Verso le 20.00 provo a vedere se riesco a fare una doccia. L’acqua è tornata ma la pressione è bassissima e per lavarmi mi devo mettere in ginocchio nella vasca.
A cena, come al solito, pollo e patate. Il problema è che hanno le porzioni contate, cioè due polli, una bistecca, mezzo spiedino etc. La stessa cosa vale per le bibite, in frigo mettono una bottiglia alla volta. Io non so se è una strategia contro il turismo o proprio un modo di vedere e vivere le cose.
In camera Celes accende due zampironi. In aria volteggiano decine di zanzare pronte a colpire, ma quell’insetticida mi sembra troppo.
Sono le tre del mattino che mi sveglio con una tosse fortissima ed un bruciore pazzesco nella gola. Nella stanza non c’è più aria ma solo l’odore acre dello zampirone. Sono costretto ad aprire le finestre per un po’ e faticherò molto per riprendere il sonno.