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22 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Si fa colazione nel parcheggio, ancora è buio ma oggi la tappa sarà lunga e non vorremmo marciare con il caldo. 700 km, un tiratone micidiale ma così avremmo la possibilità di fare una sosta di due giorni pieni a Niamey per riordinare molte cose.
La strada è buona ma da subito mi rendo conto che non sarà facile. Molti centri abitati, molti dossi artificiali e diversi km di pista e strada malmessa. La previsione non è delle migliori.
Alle 7,30 del mattino ci sono 30°. Alle 8,30 ce ne sono 40° e così rimarranno fino al nostro arrivo nella capitale con picchi che sfiorano i 50°.
Il paesaggio è affascinante, savana, con qualche piccola oasi di verde. Le costruzioni sono diverse dagli altri due paesi visitati fino ad ora: non ci sono capanne sparse ma sono tutte racchiuse in dei recinti sempre costruiti in paglia fango e mattoni. Poi ci sono degli enormi pentoloni molto curiosi, del medesimo materiale, sollevati su dei mattoni che hanno il compito di conservare i cereali. I villaggi sembrano più ordinati ma la vera novità è la strada. Man mano che ci avviciniamo alla capitale è sempre più bella, con linea tratteggiata di mezzeria ed addirittura le strisce pedonali. Segnali stradali con i limiti di velocità, segnalazioni di dossi ed attenzione agli animali. Così viaggiare è un piacere.
Soste per benzina ma soprattutto per bere. Io non so dove mettiamo tutta quest’acqua, sembriamo tanti cammelli.
Niamey è molto lontana ed il caldo ce la fa sembrare irraggiungibile. Non si può stare con il casco aperto, l’aria calda ti cuoce il viso ma soprattutto le labbra e nonostante la protezione totale siamo rossi come peperoni.
Potremmo con un pieno fare anche 400 km ma praticamente è impossibile. Mai avuto un caldo simile. Le pulsazioni in questo caso sono accelerate e con l’abbigliamento tecnico è come stare in sauna per ore.
Rallentiamo nei paesini ed incontriamo mercatini ovunque. Qui il commercio è la cosa che da movimento alla vita, tutti vendono, dal bestiame alla benzina, dalla frutta al mobilio, da 5 ai 90 anni tutti hanno la loro bancarella.
Nelle brevi pause provo a telefonare ma la linea è interdetta, non mi va di montare il satellitare e così comunico con sms, l’unica cosa che funziona.
Abbiamo il problema della moneta per fare carburante e dobbiamo sottostare ad un cambio scandaloso, 416 contro un 655 ufficiale. Ma oggi è pure domenica e soltanto domani avremo la possibilità di andare in banca.
Arriva il tramonto, la nostra speranza è che il caldo cali di qualche grado, ma a mala pena si attesta ai 38°. Ci confortano le pietre miliari che ci danno Niamey a 40 km. Si può tirare un po’ di più ed il fuoristrada che ci precede fa strada adeguatamente.
Inizia a fare buio e siamo al posto di controllo della città. Ci attende Yacouba con Maurizio, ce l’abbiamo fatta ma è stata molto dura. Molti confesseranno di aver avuto numerosi colpi di sonno, Riccardo ha lasciato la moto a Giose e Daniele che sedeva sull’auto di scorta è bordeaux in viso, Susy cotta come un uovo sodo.
Siamo molto provati ma felici di aver guadagnato un giorno in più di riposo.
Yacouba ci accompagna dritti in hotel, il Sahel, forse il migliore che abbiamo abitato dall’inizio del nostro viaggio. C’è l’acqua corrente per una vera doccia, la luce e l’aria condizionata che funziona ma soprattutto è pulito.
La cena rimane il neo di tutti i ristoranti: servizio lentissimo e varietà del cibo assente. Puoi scegliere tra due cose, ma una delle due manca sempre. Almeno le bibite sono gelate.
A tavola Celestino ci saluta. Deve tornare a Barcellona per farsi vedere da un medico e poi gli sono saltati fuori dei seri problemi personali. Mi dispiace tantissimo ma non posso fare altro che accompagnarlo al taxi con le sue due pesanti valigie. Buena suerte, esclama andando via, lo spero, gli rispondo.
 
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