Dormire fino alle 7.00 mi sembra un sogno. Abbiamo accumulato troppa stanchezza ed era necessario prendersi una pausa.
Il primo impegno è per le 8,30 dal Capo della Polizia Nazionale. La caserma è a poche centinaia di metri dal nostro hotel ed usciamo solo 5 minuti prima. Indosso la mia uniforme dopo averla spazzolata a lungo, polvere e sabbia erano ovunque nonostante il portabiti ma per il berretto invece c’è poco da fare, è visibilmente viziato da un lato.
Entriamo nel parcheggio e saliamo al primo piano della palazzina comando. In una sala conferenze attendiamo l’arrivo del Gran Capo: non è in uniforme, veste una specie di sahariana scura e con noi si mostra subito molto cordiale. Una lunga conversazione per spiegare bene la nostra missione nei dettagli e poi gli facciamo i doverosi ringraziamenti per la stupenda accoglienza. Il “Niger” si è presentato disponibile sin dal nostro ingresso nel paese, e per fortuna, dopo le contrarietà avute avevamo bisogno di tutta questa assistenza.
Ci congediamo dopo aver donato i nostri crest e gagliardetti e scattato le foto di rito.
In albergo ci cambiamo ed io con Roberto andiamo presso l’officina della Toyota per la sostituzione dei ricambi che ci ha portato Maurizio da Roma.
L’atelier è molto grande ma poco organizzato e con poca attrezzatura. Ci accoglie il direttore, un francese, che ci vieta però di fare foto e filmati. Non ne capiamo il motivo.
I meccanici non sembrano aver dimestichezza con l’Iveco e siamo noi a fargli vedere come si smontano alcuni pezzi e come vanno sostituiti.
Per fortuna il capofficina Iveco di Orte ci ha inviato dei ricambi in più: il supporto motore riparato a Ngaundèrè stava per cedere nuovamente, il destro era lesionato e pronto alla rottura mentre rotto era il tassello centrale. Unica cosa negativa è che il magazziniere nel preparare i ricambi ha fatto un errore e non ci ha spedito il regolatore di pressione del gasolio. Chiamo Orte e prepariamo un'altra spedizione per Bamako. Si fanno le 12,30 e l’officina Toyota chiude per il pranzo. Decidiamo con Roberto di tornare in hotel, ma come??? Ci mettiamo sulla via principale e cerchiamo di fermare un taxi, ma quelli in transito sono tutti stracolmi. Si ferma però un auto privata ed il conducente si offre di accompagnarci in albergo. Ci costerà 3 euro.
I tempi per pranzare sono sempre lunghissimi. Discutiamo con il cameriere per farci portare una bottiglia d’acqua con tappo sigillato e solo la terza avrà il requisito richiesto.
Riposiamo una mezz’ora, il caldo è asfissiante. Tutto il resto del gruppo è andato a fare una escursione sul fiume Niger ma con questa temperatura non li invidio proprio.
Torniamo alla Toyota accompagnati da un auto dell’hotel. I meccanici hanno terminato il lavoro sui supporti, ma non hanno sostituito il cavo del cambio. Non lo abbiamo cambiato perché non lo abbiamo mai fatto, mi rispondono. Rimango un attimo interdetto e poi con Roberto decidiamo di farlo da soli. Lo abbiamo smontato e rimontato tante di quelle volte che potremmo farlo ad occhi chiusi. I meccanici ci fanno però notare che abbiamo un altro problema, gli ammortizzatori posteriori sono letteralmente scoppiati ed abbiamo la gomma gemellare sx a terra.
Chiamo di nuovo Orte e chiedo che oltre ai ricambi già segnalati mettano nel pacco anche questi due ammortizzatori. Nessun problema, mi dicono dal commerciale, invieremo tutto il necessario.
Dopo un ora circa riusciamo a sostituire il cavo del folle del cambio e lasciamo l’officina dopo aver pagato 110 euro, una cifra enorme per il lavoro svolto.
Prendo la strada del centro per trovare un gommista e dopo un po’ ci fermiamo su un piazzale sterrato. Una baracca in ferro con delle vecchie gomme intorno fanno pensare che li c’è un gommista, e così è. Non ha il crick, e glielo diamo noi, non ha le chiavi per smontare la ruota, e gliela diamo noi pure quella. Toglie la prima gemellare esterna e poi la seconda, soltanto che il pneumatico non è forato ma bensì squarciato. Abbiamo tre ruote di scorta e provvediamo alla sostituzione.
Torniamo in hotel, difficile perdersi a Niamey, e vado subito a farmi una doccia.
Nel frattempo sono tornati i ragazzi dalla gita, entusiasti ma sfiniti dalla calura. Hanno fatto meravigliose foto e riprese dalla piroga sul fiume ed hanno anche visto due ippopotami che oziavano lungo una delle rive.
Per cena siamo ospiti di Yacouba in un tipico ristorante del centro e finalmente mangiamo delle cose buone che non sono ne’ pollo ne’ patate.
Torniamo in hotel. Anche Susy prende la decisione di rientrare in Italia. Senza l’auto dovrebbe viaggiare costantemente in moto. L’operatore ha infatti bisogno di spazio per “girare” nella cabina dell’Iveco e con due passeggeri non avrebbe la possibilità di adoperare le macchine nella maniera più ottimale. Mi dispiace molto ma non c’è via d’uscita. Da quella “sporca dozzina” rimarremo in dieci. Siamo alla metà esatta del viaggio.