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24 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Alle 8,00 dormono ancora tutti. Sono il primo a fare la colazione nel giardino dell’albergo. Mi raggiunge poco dopo Gianmario e ad uno ad uno tutti gli altri. Non abbiamo particolari impegni, solo da controllare le moto e montare la pompa elettrica sull’Africa Twin, sistemare il bagaglio ed altre piccole cose.
Un piccolo gruppetto è di nuovo in gita ad un parco a 180 km a nord di Niamey.
Parliamo di come proseguire il viaggio, e cioè se fermarci a Dakar come stabilito o proseguire fino a Tangeri per rientrare in Italia via terra. Conti alla mano, per giorni e km, viene fuori che il tappone fino a Tangeri potrebbe essere troppo pesante per i mezzi, per noi ed anche per le nostre finanze. La perdita secca della Subaru ci ha fatto sprofondare in un deficit incredibile ed ora dobbiamo fare attenzione al centesimo. A Roma abbiamo lasciato anche dei sospesi e non vorremmo trovarci con troppi debiti.
Chiamiamo anche la MSC per un preventivo di un container da 40’ open top, conoscere ora tutte le spese in dettaglio è indispensabile.
Nel frattempo occorre anche un indirizzo certo dove spedire i ricambi a Bamako, e grazie alla guida turistica troviamo un albergo con un giusto rapporto qualità prezzo. All’Iveco di Orte diamo quell’indirizzo, speriamo solo di contattare la direzione di quell’hotel in tempo per avvisarli dell’arrivo del prezioso pacco.
Alle 11.00 arriva il nostro Console Paolo Giglio. Una persona simpaticissima, molto pratica e di ampie vedute, come tutti gli italiani all’estero che abbiamo fino ad ora incontrato.
E’ qui da quasi 30 anni e conosce vita morte e miracoli di tutto e di tutti. Ha conoscenza di qualunque tipo di attività che si svolge nel paese ed è amico del Presidente della Repubblica.
Ci da ottimi consigli e ci tranquillizza sulla percorribilità della strada che dovremo affrontare fino in Senegal.
La comunità italiana in Niger conta 50 italiani, uno più uno meno, e gli interessi del nostro paese qui sono zero. Un vero peccato, aggiunge Paolo, con le ricchezze minerarie presenti si poteva avere un rapporto commerciale molto interessante a basso costo.
Si congeda dopo un paio d’ore e rimane a nostra disposizione per tutte le necessità e si incarica inoltre di contattare per noi l’albergo Tamana a Bamako attraverso il Console Onorario in Mali. Infatti nei paesi del Niger, Burkina e Mali non abbiamo rappresentanze diplomatiche ma solo rappresentanze diplomatiche di questo tipo.
Alle 13.00 la temperatura raggiunge il suo massimo ed è impossibile stare fuori dalla hall climatizzata o dalla propria stanza. Cerchiamo di organizzare una pasta e Daniele, Riccardo, Gianmario e Giose si mettono ai fornelli, Roberto prova a sostituire la pompa della Honda, ma non ci riesce per colpa dei tubi che non hanno lo stesso diametro e controlla poi lo stato di tutte le altre moto. Gli altri, me compreso, si concedono un breve riposo.
Sono le 15,00 e l’acqua della pasta ancora non bolle. Come mai? Andiamo a guardare il fornellone e ci accorgiamo che c’è una perdita nell’attacco del gas e la fiamma è debolissima. I fusilli con il sugo alla Gianmario sono ottimi, forse sarà la fame ma facciamo tutti il bis. Ne approfittano anche gli agenti che sorvegliano i nostri mezzi, la pasta contagia tutti. Caffè e rientriamo nelle nostre stanze. Le forze sono a zero, mi chiedo domani come affronteremo la nostra prossima tappa.
Nel tardo pomeriggio entro nell’internet point dell’hotel e mi collego per scaricare la posta ed inviare alcuni messaggi, ma ad un certo punto la connessione va in blocco e rimango con il lavoro a metà.
Intorno alle 19.00 si presenta un gruppo di canto locale che improvvisa per noi delle musiche tradizionali, percussioni e fiato. Lo spettacolo è organizzato da un nigerino-napoletano, sai di quelli che ti portano e ti trovano tutto quello che chiedi, dai souvenir alle gite nel parco alla piroga sul Niger e così via.
Rientrano Maurizio, Casimiro, Giuseppina e Susy dalla gita nella riserva, emozionante è il loro giudizio. Ma sono pieni di polvere dalla testa ai piedi, come nella tappa da Banyo a Tibati. Hanno fatto più di 200 km su una pista di sabbia con una jeep a finestrini aperti.
Per la cena mandiamo a comprare della frutta da un inserviente dell’albergo, ma torna con poca roba. Ananas sfatte, quattro banane e qualche arancia. E pure questa sera si salta la cena ma almeno ci facciamo delle belle risate.
 
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