MediaMente.biz
 
Home
Associazione
Missioni
Parlano di noi
Gallerie Fotografiche
Diari di bordo
Sponsor
Contatti
Cerca nel sito
----------------------------------------
FOTO "Africa Sedicimila"
DIARIO "Africa Sedicimila"
VIDEO PROMO
Newsletter






METEO IN TEMPO REALE
Europa
Africa Settentrionale
Africa Meridionale
USA
Sud America - Area NORD
Sud America - Area SUD
English
Français
Deutsch
Español
----------------------------------------
Home
   
26 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Al centro Shalom la giornata inizia con una ricca colazione. Siamo tutti riposati, le confortevoli stanze ci hanno aiutato a recuperare la stanchezza.
Alle 9.00 abbiamo appuntamento con il Capo della Polizia Municipale, ma per arrivare nei suoi uffici dobbiamo attraversare tutta la città e così per le 8.30 siamo già in moto. Le uniforme portano i segni del deserto, non c’è nulla nelle valigie che si sia salvato.
Ouaga è veramente una gran bella città. Organizzata, pulita, bei negozi e uffici pubblici e tanti alberghi anche di lusso. Non immaginavamo. Viabilità regolata da semafori, pochissime strade sterrate.
Anche la residenza privata è ben curata con palazzine nuove e molti sono i cantieri di costruzioni attivi.
Al centro della città c’è un immenso lago, forse una diga, e sono decine le piroghe che vi scivolano sopra.
Giungiamo al Comando di Polizia. Ci accoglie il Capo, non è in uniforme, e ci fa strada nel suo ufficio. L’edificio è composto da un grande piano terra, con un giardino interno con alberi e piante varie. Il suo ufficio non è molto grande e così decide di farci accomodare nella sala radio. Rimediano le sedie per tutti ed il Capo ci inizia così a parlare della Polizia Municipale, dei suoi compiti e delle sue difficoltà.
Sono 450 agenti per quasi due milioni di abitanti, hanno pochi mezzi e spesso non riescono a coprire tutti i servizi. Il parco auto e moto a loro disposizione è vetusto ed anche con le comunicazioni hanno seri problemi. Il Corpo è relativamente giovane, circa 15 anni, ed il personale anche se non è pagato moltissimo, circa 180 euro al mese, svolge con passione il proprio lavoro.
Ci chiede se è possibile per noi inviargli del materiale anche usato, radio e anche moto: la richiesta ci colpisce e spieghiamo che noi non abbiamo questa facoltà ma per ciò che possiamo rappresenteremo a chi di dovere tale richiesta.
Ci viene offerta dell’acqua, il caldo qui è fortissimo e nonostante i condizionatori ci manca l’aria.
Usciamo di nuovo nel parcheggio e notiamo decine e decine di motorini e biciclette parcheggiate in maniera ordinata su un lato. Ci viene spiegato che sono i mezzi sequestrati a persone che non hanno pagato le contravvenzioni e verranno venduti all’asta se entro un anno non verrà saldato il debito. Per questo sono molto più pratici di noi.
Subito fuori dalla caserma c’è un piccolo bar e con Jonas andiamo a bere qualcosa. Con noi anche il Vice Capo della Polizia che insiste per pagare il conto.
Nel frattempo 4 agenti in moto si preparano per accompagnarci a fare un giro della città. Hanno delle BMW 650 donate dalla polizia di Lione, ci dicono, in buone condizioni. Partiamo in formazione e dopo un lungo tour veniamo accompagnati presso il centro d’arte e decorazione di Ouaga. All’interno decine di artigiani creano degli oggetti meravigliosi: tappeti, statue, monili di tutte le specie, quadri, souvenir in legno pelle e pietra. Ci sarebbe da girare per ore. Lavorano con grande abilità ed è un incanto starli a guardare mentre danno vita alle cose.
Facciamo un break all’interno della struttura per dissetarci. La prossima tappa è molto particolare, fuori dal nostro tempo: visiteremo un centro di accoglienza per donne “mangiatrici di anime”.
Questo centro è sulle rive del grande lago ed ospita circa 400 donne che sono state allontanate dalla famiglia perché lo stregone della loro tribù ha decretato che sono loro la causa di malattie o di eventi tragici all’interno del loro nucleo familiare. Vengono così cacciate e costrette a vivere ai margini della società. Le poche fortunate che riescono ad inserirsi in questo programma hanno garantito un tetto ed un lavoro in comunità, le altre sono destinate a girovagare senza meta nella foresta dove possono facilmente trovare anche la morte. Una folle realtà.
Torniamo da Shalom e questa volta è Giuseppina che in tavola ci fa trovare le mitiche farfalle barilla con tonno. Questa breve pausa a Ouagadougou ci sta rimettendo in sesto.
Intanto ci arriva la conferma della prenotazione delle stanze a Bamako, con il proprietario dell’hotel che si impegna a trattenere il pacco che la Iveco ci ha spedito da Orte. Con il codice DHL infatti sappiamo che alle 24 di ieri sera il collo era arrivato a Dakar e non ci dovrebbero essere difficoltà per averlo in Mali  per il nostro arrivo previsto il giorno 30.
Siamo in completo relax, chiusi nelle nostre camere con l’aria condizionata, il caldo è bestiale e dire che le persone che abitano qui sono abituate a questo strazio di tempo è una grande cavolate, sudano come e quanto noi.
Solo nel pomeriggio tardi, quando il sole inizia a calare, ci mettiamo nel cortile a fare quattro chiacchiere. L’argomento non può essere che il solito, la moto. Io sollevo il problema BMW: e già, la mia moto mi ha stancato, non mi trovo bene, la posseggo da soli pochi mesi e già mi ha creato un sacco di problemi. La mia vecchia Varadero in sette anni e quasi 80.000 km non mi ha mai creato la minima difficoltà, con una manutenzione semplice ed economica. Certo, come tipo di moto non sarebbe stata all’altezza di questo tour, ma nella vita quante volte siamo certi di affrontare una Banyo-Tibati??? Parlare non bene però della BMW vuol dire toccare la suscettibilità di Roberto, Daniele e Maurizio, bmwdipendenti, di quelli che hanno anche gli slip della casa di Monaco. Ne nasce così un conflitto a tutto campo che durerà fino alla notte! Io comunque ho deciso di tornare alle giapponesi: il cardano, paralever e telelever non fanno per me. La mia prima esperienza BMW nel ’95 è stata disastrosa e sono tornato a provare la tedesca, dopo più di 10 anni, non per mia convinzione, ma piuttosto perché persuaso… (tutta colpa di Ermanno il ciociaro).
Giuseppina nel frattempo, aiutata dalle altre ragazze di Shalom, ci prepara una cena che ci fa dimenticare sia il clima che le moto.
L’atmosfera da Shalom è molto serena, tranquilla, tutti ti mettono a tuo agio ed è come stare a casa. Questa pausa anche se breve ci farà recuperare molta della stanchezza accumulata.
Mi giungono messaggi da Celes e Susy, entrambi arrivati a casa. A Celestino gli hanno riscontrato la lesione non grave di due vertebre e tolto una scheggia di vetro dall’occhio, mentre Susy ha solo due bernoccoli ed il classico colpo di frusta. E’ stata una vera fortuna che se la siano cavata così, l’urto è stato violentissimo.
Cerco di non pensare più alla mia Subaru, ma è quasi impossibile, non so proprio come rimediare economicamente a questa perdita inaspettata. Avevo messo in conto eventuali danni, questo è vero, ma la perdita totale del mezzo mi ha colto impreparato. Ed è con questo pensiero che vado a dormire.
 
< Prec.   Pros. >
© 2006 info@motoforpeace.it
Concept design by MediaMente.biz media@mediamente.biz