MediaMente.biz
 
Home
Associazione
Missioni
Parlano di noi
Gallerie Fotografiche
Diari di bordo
Sponsor
Contatti
Cerca nel sito
----------------------------------------
FOTO "Africa Sedicimila"
DIARIO "Africa Sedicimila"
VIDEO PROMO
Newsletter






METEO IN TEMPO REALE
Europa
Africa Settentrionale
Africa Meridionale
USA
Sud America - Area NORD
Sud America - Area SUD
English
Français
Deutsch
Español
----------------------------------------
Home
   
27 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Oggi gita fuori porta, andiamo a Lèo per conoscere la bimba che ha adottato a distanza Tommaso e visitare il centro che ospita altri 144 bambini.
Lèo si trova a 200 km a sud di Ouagadougou (questo nome così complesso ha un significato particolare, vuole dire “colui che arriva e regna”), a soli 20 km dalla frontiera del Ghana.
Ci fa strada Jonas con il suo vecchio fuoristrada. Siamo noi a fargli il pieno di gasolio, lui con il suo stipendio non se lo potrebbe certo permettere. Shalom ha deciso di far lavorare nei suoi centri all’estero i locali che prendono una paga rapportata al costo della vita ma comunque bassa, e per lui è di 250 euro. Se il suo lavoro fosse stato invece svolto da un europeo avremmo parlato di cifre molto più alte. Shalom con questa politica riduce i costi di gestione in modo da devolvere ai bambini beneficiari più fondi possibili.
La strada per Lèo è un deserto. Pagato il pedaggio non incontriamo auto per quasi tutto il tragitto. Anche i villaggi non sono frequenti.
Il caldo è subito intenso e la vegetazione molto rada e selvaggia.
Jonas con la sua auto investe un maialino che aveva repentinamente cambiato direzione, qui gli animali da cortile sono un vero pericolo per la circolazione stradale.
Impieghiamo poco più di due ore per arrivare, ci sono le soste per bere e per controllare i mezzi e poi c’è Tommaso che con il suo potente obiettivo vuole catturare più immagini possibili.
Arriviamo a Lèo. E’ solo un gruppo di case lungo la strada, un paesino di frontiera, non c’è quasi nulla. Anche questo sperduto e dimenticato.
Superiamo il villaggio ed imbocchiamo uno sterrato. Da lontano vediamo un folto gruppo di bambini che sono schierati in circolo e cantano ad alta voce. Sono i bambini di Shalom.
Il quadro che ci si presenta è emozionante, tutti i bimbi hanno in mano una bandierina bianca ed intonano una canzone di benvenuto per noi.
Parcheggiamo le moto. Ci togliamo caschi e giacche, il motivo continua fino a quando Suor Margherita, dell’ordine dell’Immacolata Concezione, non li fa fermare e ci regalano un lungo applauso.
I bimbi rompono le righe e si fanno subito intorno a noi, è il caos completo. Urla, grida, un bimbo mi si fa vicino vicino e mi prende la mano e vuole che lo accarezzi, così fanno anche altri. Proviamo a parlare con loro ma sono eccitatissimi. Hanno una età compresa tra i 6 e 12 anni circa, molti sono orfani ed abitano a Lèo ma vengono qui a studiare anche bimbi dai villaggi adiacenti. Alcuni di loro fanno a piedi anche 10 km al giorno per andare a scuola.
Il complesso dell’istituto è nuovo, realizzato solo lo scorso anno e sempre grazie a Shalom. Adottare un bambino un anno vuole dire permettergli gli studi e dargli una possibilità, qui ne hanno veramente poche.
Terminati i saluti ci rechiamo tutti insieme in una delle classi. I bimbi seduti ai banchi e noi con loro. Jonas ci racconta un po’ la storia di questa Onlus, come ha contribuito e tutto quello che è riuscita a fare nel corso degli anni. Anche la Suora prende la parola e ci ringrazia per la nostra visita: vedere e raccontare di questa realtà per loro è molto importante. In questo mondo pieno di diffidenza ed ipocrisia ci sono ancora persone oneste che dedicano seriamente la loro vita al prossimo e lo fanno senza chiedere nulla in cambio.
Io mi sento molto imbarazzato, non ero pronto a questa esperienza. Prima della partenza, e sempre di corsa, Tommaso mi aveva chiesto la possibilità di poter passare da Lèo per conoscere la “sua bimba”. Sempre velocemente gli avevo risposto di si, ma se poi effettivamente avessimo avuto o no il tempo di farlo nessuno lo poteva sapere. Così ci siamo organizzati nell’acquisto, sempre all’ultimo minuto e delegando un collega, di penne colori ed altre cose da donare al centro, ma ora che sono qui mi pento. Avremmo potuto fare di più, molto di più. La preparazione di questo viaggio era tutta concentrata su Bakou e sui problemi in Cameroon e non c’è stato, ma solo per mancanza di tempo, la possibilità di preparare con cura quest’altro incontro. Quelle decine e decine di occhi scuri ti guardano con “speranza” e questo mi fa sentire in  forte imbarazzo. E poi ci sono anche alcuni genitori, ed anche loro con lo stesso sguardo cercano di capire se e come possiamo aiutare i loro piccoli. Non so cosa fare, per un attimo mi viene da piangere.
Esco fuori nel cortile e vado a prendere nel bauletto della mia moto un paio di scatole di penne, ma è più una scusa per uscire da quell’aula.
Torno al mio banco e la Suora ci invita ad assistere ad una scenetta che i bimbi hanno preparato un po’ di tempo fa: da non molto nel villaggio sono riusciti a realizzare un pozzo per l’acqua. Prima di allora l’acqua era un problema molto serio: la sua raccolta e distribuzione era limitata e non tutti ne avevano regolare accesso. Vi rendete conto?
Ora con il pozzo molto è cambiato. Ma i bimbi, già così piccoli, ne conoscono l’immenso valore. Infatti, sanno che questo dono, l’acqua, non va sprecata. Il ritornello della canzone è “l’acqua è la vita”, che viene ripetuto quasi all’infinito.
Iniziamo la distribuzione dei nostri doni. Penne di tutti i tipi, pennarelli, colori, astucci. Riusciamo ad accontentare tutti i bambini presenti, sono circa 50. Poi la cosa che li fa letteralmente impazzire sono i palloncini: si ammassano davanti a Roberto che ha la busta più grande e cercano di prenderne il più possibile. Da come si divertono non credo li abbiano mai visti e litigano anche tra loro per accaparrarsene il maggior numero.
E’ una gran festa.
Ad un certo punto Suor Margherita chiede un attimo di attenzione e con un breve discorso ci ringrazia nuovamente per l’attenzione prestata. Rispondo che faremo il possibile per far conoscere la loro realtà e che ci impegneremo seriamente per dare un aiuto concreto. Adottare un bambino a distanza costa solo 200 euro l’anno, non è nulla se pensiamo a tutti i soldi che spendiamo per cazzate.
Aiutare questi bambini nel loro paese è la cosa più intelligente che possiamo fare. Queste persone vivono situazioni estreme. Quando sentiamo parlare d’immigrazione illegale dovremmo pensare alle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere. Chi non vorrebbe fuggire per cercare una opportunità? La loro aspettativa di vita media non arriva a 50 anni. Non hanno cure mediche, non hanno servizi, non hanno nulla. Mi chiedo se è giusto che si debbano rassegnare a questa vita.
Suor Margherita ci invita a pranzo nel centro del villaggio. Nella villa comunale c’è un piccolo bar ristorante. Un paio di avvoltoi passeggiano nel giardino. Parcheggiamo le moto e ci accomodiamo sotto un grande gazebo. L’ombra ti fa respirare un pochino ma arrivano poi certe folate di aria calda che ti stordiscono.
A pranzo c’è, tanto per cambiare, pollo con patate e degli spaghetti con una salsa assassina….
Vada per il pollo e patate e da bere a volontà.
Beviamo come cammelli e si fa pipì non più di due volte al giorno, incredibile.
Prendo Suor Margherita in disparte e le consegno la nostra offerta in denaro. Lei mi ringrazia molte volte. Sono io che ringrazio te, rispondo.
Risaliamo in moto e pian pianino torniamo verso Ouaga. Il benzinaio non ha benzina e siamo costretti a fare rifornimento da un ambulante. Benzina in bottiglie di vetro sotto quel sole eccezionale sono potenziali molotov!
La strada del ritorno è deserta come all’andata. Di rado qualche camion o autobus. A metà strada ci dobbiamo fermare di nuovo per fare carburante nei pressi di un villaggio. Poco più avanti un laghetto: 5 coccodrilli prendono il sole ma alla nostra vista scompaiono nell’acqua. Solo uno rimane immobile e con la bocca aperta, come colpito da una paresi…
A Ouaga facciamo di nuovo rifornimento alla Total, l’unica compagnia che garantisce sempre un buon servizio, e con l’aiuto del mio Garmin torniamo alla residenza.
Una doccia lunghissima. Ho il viso ed i polsi bruciati, anche con la protezione solare massima al sole non sfuggi.
All’interno del complesso c’è un negozio gestito da disabili che vendono souvenir. Faccio po’ di compere, collanine, batik, drappi ed altre cosette. Il prezzo è onestissimo, di molto inferiore agli stessi articoli visti al villaggio artigianale ieri.
Decibello è invece riposatissimo, oggi è si è preso una giornata di pausa e ne ha approfittato per cambiare gli euro in CFA e fare un po’ di spesa. Lo volevano multare, ci racconta: ho sbagliato strada ed ho fatto 30 metri contromano senza rendermene conto. Ma all’agente è bastato dirgli che ieri eravamo stati ospiti del “suo capo” che lo hanno lasciato andare.
Ci facciamo fare il conto da Sabine, la responsabile della casa, per i tre giorni trascorsi nella casa, e compresa colazione e pasti e tante bibite vengono fuori 43.000 CFA a testa che diviso 655 sono solo 65 euro.
Anche la pasta di questa sera è mondiale, rigatoni con olive e tonno.
 
< Prec.   Pros. >
© 2006 info@motoforpeace.it
Concept design by MediaMente.biz media@mediamente.biz