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28 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
In via del tutto eccezionale ci preparano la colazione alle 6.00.
La tappa prevista è Bobo Diulasso, 390 km, ma forse riusciamo a fare qualche km in più, tutto dipende dalla strada.
Per uscire dalla città impieghiamo quasi un ora per 20 km. Ouaga è molto estesa e molto trafficata. L’uso della bicicletta è diffusissimo e sono proprio loro a rallentare la circolazione.
Entriamo sulla statale nazionale principale direzione ovest, la strada è ottima, praticamente nuova. La maggior parte delle strade in Burkina sono state ristrutturate dalla Comunità Europea.
La velocità media è comunque bassa, i villaggi sono uno dietro l’altro e bisogna andare piano e prestare attenzione agli animali.
Dopo circa 100 km il furgone si ferma. Gianmario mi dice che si è rotta la cassa filtro e la scatola è rimasta incastrata nel vano motore. Decidiamo di dargli un’occhiata al prossimo rifornimento, su strada non vi è infatti pericolo che il turbo aspiri sabbia o polvere.
Dopo circa 60 km giungiamo a Boromo e ci fermiamo alla Total per fare carburante. Subito si raduna un capannello di curiosi intorno ai nostri mezzi e molti bambini che cercano di vendere qualunque cosa.
Apro il cofano dell’Iveco. La cassa filtro si è staccata dal tubo che porta al turbo e si è rotto il supporto che lo teneva. Le strade del Cameroon hanno procurato dei danni inimmaginabili, ma ciononostante siamo sempre riusciti a trovare un rimedio. E così anche questa volta: togliamo la cassa filtro, seghiamo il condotto principale di aspirazione esterna, prendiamo una bottiglia di plastica e tagliamo collo e fondo, inseriamo la bottiglia nella cassa filtro facendola sporgere qualche centimetro in basso e poggiamo la cassa sul condotto che va al turbo (il condotto era stato prima fascettato al suo supporto). La cassa filtro ed il condotto vengono sigillati con del silicone. In un ora abbiamo reinventato l’aspirazione, dovrebbe funzionare.
Altri km e siamo a Bobo. Al casello del pedaggio autostradale ci ferma la Polizia. Si presentano delle persone in borghese e si qualificano come agenti Interpol con il compito di accompagnarci in hotel.
La cosa mi stupisce in quanto c’era stato quel problema economico di cui avevo fatto cenno e mai avrei immaginato di trovarli ora qui.
Sono molto gentili e disponibili. Gli chiedo però di portarci prima alla Gran Moschea.
Veniamo accontentati ed in pochi minuti siamo sul posto. La Moschea è molto particolare: edificata nel 1880 è diversa nella struttura dalle altre. Prima di entrare dobbiamo però togliere le scarpe. Non ha l’immenso salone centrale ma bensì solo corridoi. Può ospitare 800 persone ed ha un sistema molto singolare per l’illuminazione. L’Imam ha un suo posto assegnato e davanti a lui pregano i quattro saggi anziani. Nella parte superiore ci sono poi i minareti uno da 5 ed un altro da 4 stanze per la preghiera delle persone importanti.
La visita è un po’ veloce, sta iniziando l’orazione e dobbiamo lasciare il complesso. Seconda tappa è la parte del villaggio più antico di Bobo che risale all’anno 1000. Paghiamo per entrare 2000 CFA a testa, come nella Moschea. E’ ancora abitato ma ospita la popolazione meno abbiente. Troviamo artigiani, contadini ed anche una birreria artigianale che produce birra con il miglio. Le viuzze sono tutte disastrate e gli scarichi a cielo aperto. Bambini seminudi che girano scalzi tra il fango e la melma. Nella parte bassa c’è un fiumiciattolo maleodorante con diverse donne che fanno il bucato nell’acqua marrone. Risaliamo nella parte alta e torniamo ai mezzi. Intorno alle moto troviamo radunate almeno cento persone che ci chiedono cadeaux o provano a venderci schede telefoniche e biscotti al miglio e sesamo.
La polizia ci guida all’hotel Relax. Si presenta molto bene ma è un po’ caro, ma siamo stremati dal caldo ed abbiamo sete. L’acqua nel furgone è bollente e senza pensarci troppo accettiamo prezzo e camere.
C’è anche la piscina ma l’acqua non ha un colore rassicurante.
Doccia ed un lungo riposo con l’aria condizionata al massimo.
Verso le 18 ricontrolliamo il lavoro svolto sul filtro del furgone e decidiamo di dargli una ritoccatina. Ancora 2500 km e saremo a Dakar, forza!!!
Rimango in camera a scrivere due cosette e quando vedo arrivare Tommaso con una pizza nelle mani per me credo in un miraggio. Non è male, ha solo un retrogusto dolciastro, ma meglio del pollo!
 
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