MediaMente.biz
 
Home
Associazione
Missioni
Parlano di noi
Gallerie Fotografiche
Diari di bordo
Sponsor
Contatti
Cerca nel sito
----------------------------------------
FOTO "Africa Sedicimila"
DIARIO "Africa Sedicimila"
VIDEO PROMO
Newsletter






METEO IN TEMPO REALE
Europa
Africa Settentrionale
Africa Meridionale
USA
Sud America - Area NORD
Sud America - Area SUD
English
Français
Deutsch
Español
----------------------------------------
Home
   
30 marzo 2009 PDF Stampa E-mail
Oggi puntiamo a Bamako. La tappa è di 460 km, strada in ottime condizioni e quindi la speranza è di arrivare nel primo pomeriggio.
Partiamo intorno alle 7.00 e facciamo subito rifornimento ai mezzi e riempiamo le taniche di riserva.
Entriamo nel paese, si sta preparando il mercato e le vie sono già piene di gente. Ci dirigiamo verso ovest e dal senso contrario vediamo arrivare una fila interminabile di carretti che trasportano donne e bambini con le loro mercanzie. Sono davvero tante.
La strada consente di aumentare l’andatura, e dopo quasi un mese trascorso a 50/60 km/h cerco di allungare un pochino. Prima della partenza mi ero raccomandato di serrare di più il gruppo in quanto dallo specchietto non riuscivo sempre a vedere la “coda”.
Percorriamo qualche kilometro, ma niente da fare, le ultime moto sono a più di 500 metri ed il furgone neanche si vede. Mi fermo di nuovo ed invito Gianmario a passare in testa al gruppo con l’Iveco per vedere se in questo modo si riesce a velocizzare il trasferimento. Eureka. Con il furgone in testa riusciamo a tenere un ottima media: non ci sono più le moto ad ostacolare la sua corsa e la marcia è molto più fluida. Nei villaggi la velocità si riduce sempre al minimo, con i dossi artificiali che vanno superati a passo d’uomo. In questa condizione estrema riuscire a guadagnare del tempo è fondamentale, vuole dire ore in meno sotto al sole con temperature elevatissime.
Ci fermiamo più volte per bere e riposare. Oggi il tempo è infame ed arrivano delle folate di aria calda allucinanti.
Il traffico è molto limitato, pochi camion e pulmini che trasportano persone e non solo. Questi autobus sono carichi in un modo mai visto: sono per lo più vecchi Mercedes con all’interno 20/30 persone, poi hanno il portabagagli carico di animali, motorini, bagagli ed altre persone ancora. Non parliamo poi dei camion che sopra la merce stivata nel cassone possono trasportare anche 50 persone. Sono delle piramidi viaggianti senza nessun criterio di sicurezza.
Sulla strada continuiamo ad osservare camion in sosta per avarie, con i loro conducenti che dormono su intelligenti lettini da campeggio a baldacchino con zanzariera, in attesa della riparazione che potrà durare anche giorni.
I villaggi in Mali sono molto più organizzati e meglio rifiniti. Non sono grandissimi ma curati ed a differenza degli altri paesi attraversati fino ad ora non rimangono nei pressi dell’arteria principale ma più all’interno.
Sostiamo in un paesino per mangiare qualcosa e fare un caffè e veniamo letteralmente assaliti dai bambini. Cadeaux, cadeaux, cadeaux….all’infinito ci ripetono questa frase, che diventa poi anche un modo di scherzare tra noi. Impossibile sostare senza venire accerchiati da fanciulli di tutte le età, scalzi, nudi e spesso infangati, per via delle cave di mattoni che si trovano in quasi tutti i villaggi. Diamo tutto quello che possiamo, dai biscotti allo zucchero, dalle penne alle matite ed anche qualche maglietta. Ma non basta mai, sono tanti, troppi. Ci tolgono dalle mani le bottiglie vuote di acqua, vogliono i nostri bicchieri di carta del caffè e frugano nella nostra spazzatura tanto che siamo costretti a nasconderla. Uno stato di povertà unico. Molti bimbi hanno una grande latta vuota di pelati che tengono a tracolla grazie ad uno spago, come se fosse la loro borsetta e giocano con le cose più assurde: copertoni, camere d’aria (con cui fanno anche le ciabatte), scatole, cassette di legno, filo di ferro ed altre cose per noi impensabili.
Sosta pranzo in una zona tranquilla, solo pochi bimbi con noi. Riccardo tira fuori una carne pressata in scatola comprata a Ouaga, uno schifo unico. Provo a mangiarla condita con mais e fagioli, fa schifo ugualmente. Quanta ne abbiamo di questa roba, chiedo, un bel po’ mi risponde Riccardo, ma forse si dovrebbe fare in padella aggiunge. Non voglio neanche pensarci, gli replico.
A Daniele invece piace molto e in un piatto ne mette una intera. Poi prende un altro piatto e la divide con quei 4/5 bambini che erano presenti. Ebbene, proprio per farci una cortesia la assaggiano e poi ci restituiscono il piatto. Fa schifo pure a loro.
Di sosta in sosta arriviamo a Segou. Il caldo oggi è fuori dal mondo. Sembra esserci come una cappa, ma forse è l’umidità che ci regala il fiume Niger.
Mi arriva un sms da Maribel, la nostra amica di Barcellona che è arrivata stamane a Bamako ed ora è in dogana per prendere i nostri ricambi, ma ha dei problemi. Poi in un secondo sms dice che è tutto a posto ed ha preso il pacco. Meno male, una buona notizia.
Siamo a 140 km dalla capitale, ma andare avanti è dura. Si respira nei pochi tratti dove riusciamo a correre un po’ e comunque è impossibile stare con la visiera del casco aperta.
Distretto di Bamako, recita il cartello, ci siamo. Iniziamo a chiedere per il nostro hotel, ma nessuno lo conosce. Continuo a seguire le indicazioni che mi da il navigatore e che mi porta verso il centro e finalmente dall’alto scorgiamo la città bagnata dal fiume. E’ uno vero spettacolo.
Ci fermiamo alla prima rotonda e chiediamo del Tamana hotel, ma tassisti e polizia scuotono la testa. Esisterà questo albergo? Quando stiamo perdendo le speranze si ferma un motorino ed il conducente ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Tamana? Certo che lo conosco, seguitemi, ci rassicura. Evviva, siamo sulla strada giusta, ma è decentrato e per arrivare ci vorrà ancora mezz’ora, mezz’ora di traffico intenso tra vie e viuzze.
Ecco finalmente l’hotel, nei pressi dell’ippodromo, molto carino ed alternativo, con turisti europei ed americani.
Una piccola piscina ed un patio dove riposare al fresco, garage per i mezzi, un posto perfetto per noi.
E’ il primo pomeriggio quando telefona Maribel: ciao Dino, mi dispiace ma il pacco è stato fermato in dogana e per ritirarlo ci vogliono 500 euro!!! Caspita, 500 euro su un valore di mille ma che dazio è, gli chiedo?? Non lo so, mi risponde, dobbiamo tornare domani per chiarire meglio.
Questa non ci voleva, siamo rimasti al verde ed ora questa spesa imprevista ci mette nei casini.
Facciamo la doccia e ci mettiamo all’ombra di un gigantesco ficus a parlare del più e del meno, ma soprattutto delle medie di velocità da tenere. Qualcuno non è d’accordo nell’allungare un poco di più dove è consentito, ma alla fine si troverà un compromesso.
Arriva Maribel e la storia è complessa. La dogana vuole questo alto prezzo per sdoganare perché trattasi di ricambi commerciali, punto e basta.
Non sappiamo cosa fare, ma ad un certo punto a Gianmario viene una idea: durante l’ingresso in città è stato avvicinato da un poliziotto che gli ha lasciato il suo bigliettino…e se lo chiamassimo???? Detto fatto il suo cellulare squilla e lo invitiamo a raggiungerci in hotel. Si chiama Omar ed è il figlio di un Capo della Polizia di un distretto qui vicino. Si mostra molto disponibile e domattina è pronto ad accompagnarci alla dogana dell’aeroporto per tentare qualcosa.
Trascorriamo il pomeriggio senza far nulla, una birra, un gelato, e pianifichiamo le tappe successive. Abbiamo sempre un giorno da recuperare per Tommaso che ha l’aereo il 4 a Dakar e domani l’altro tenteremo una tappa lunga fino a Kayes.
L’albergo è confortevole, abbiamo anche il wi-fi e così riusciamo a leggere la posta e contattare la nostra ambasciata e lo spedizioniere a Dakar. Telefoniamo anche al nostro Console Onorario Sig.ra Dembelè per verificare se ha preso per noi un appuntamento con la polizia per l’incontro di domani, ma la risposta è negativa. Forse dovremo fare da soli.
Per la cena siamo autorizzati ad adoperare la cucina dell’hotel e come al solito Giuseppina non ci tradisce: questa volta arriviamo a fare il tris con la pasta, non mi sembra vero non dover mangiare ancora pollo.
Andiamo a letto esausti, la giornata è stata pesante e quella di domani non si prevede molto meglio.
 
< Prec.   Pros. >
© 2006 info@motoforpeace.it
Concept design by MediaMente.biz media@mediamente.biz