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Il mio primo pensiero è per mio padre, oggi avrebbe compiuto 81 anni.
Facciamo colazione alle 7.30 ed attendiamo Omar con cui abbiamo appuntamento alle 8.00. Il nostro autista con un vecchio Mercedes 190 è in attesa sulla strada. Omar tarda quasi un’ora, normale in questi posti, e ci avviamo all’aeroporto con Maribel e Gianmario.
Ripercorriamo la stessa strada di ieri, ripassiamo sul fiume Niger ed un grande rettilineo ci porta all’aerostazione.
Tiro fuori fattura e ricevuta doganale e Omar va a cercare qualcuno che abbia conoscenze in dogana. Torna dopo una buona mezz’ora con un tizio che dice essere suo zio ed insieme andiamo dal capo dell’ufficio della dogana.
All’ingresso ci sono diverse figure che chiedono il motivo della nostra visita ma poi riconoscono Maribel, il nostro pacco è già diventato un caso nazionale. Il Capo ancora non è arrivato e bisogna aspettare una mezz’oretta, ma qui le mezz’ore sono giornate intere.
Sediamo su una panca all’ombra, il tempo non passa mai. Proviamo a scambiare quattro chiacchiere con Omar, e gli chiedo quale è la sua religione. Musulmano, risponde convinto. Sicuro, gli chiedo….preghi 5 volte al giorno?? Non bevi alcol??? E lui annuisce. Si, faccio tutte queste cose, sono un buon musulmano ma non fanatico, rispetto i cattolici, qui in Mali non abbiamo problemi di religione e tutti vanno d’accordo con tutti.
Poi gli chiedo quante mogli ha, e lui mi da una spiegazione completa sul contratto matrimoniale musulmano: io ne ho solo una ma si può scegliere tra la monogamia e la poligamia. Nel caso della poligamia si possono avere solo 4 mogli, il viaggio di nozze si può fare soltanto con la prima, si dorme a rotazione con ognuna di loro due notti, alla casa devono badare a rotazione un giorno a testa, le devi mantenere per il minimo indispensabile e comunque loro devono anche lavorare. Nel caso di tradimento le puoi ripudiare e la donna ripudiata difficilmente troverà un altro compagno. Commenti?
Arriva il Capo della Dogana, lo zio di Omar entra nel suo ufficio e ne esce dopo un ora buona. Tutto a posto, ci dice, vi ha fatto uno sconto di 50 euro. Solo 50, rispondiamo in coro, e che sconto è???? Chiediamo di parlare col Capo e senza difficoltà ci fanno accomodare nella sua stanza. Gianmario e Maribel nel loro imperfetto francese spiegano al Capo chi siamo, da dove veniamo ed i problemi che abbiamo avuto. Non abbiamo una lira, insistiamo, e non possiamo pagare il 50% di tasse su un ricambio per noi indispensabile e che in Italia già ci costerà 1000 euro.
Il Capo ci guarda, ci scruta con attenzione, dice qualcosa in lingua locale ad un suo sottoposto presente e mette un altro timbro sul foglio della DHL. Va bene, non avete una lira e vi voglio aiutare, più di così non posso fare, conclude. Usciamo dalla stanza senza sapere quale agevolazione ci ha concesso e solo alla cassa della dogana scopriamo che ha trasformato il pacco “da ricambi in effetti personali” e la tassa così scende da 500 a 130 euro. Un altro miracolo africano.
Prendiamo la scatola, ringraziamo e diamo una piccola mancia a coloro che ci hanno aiutato e torniamo in albergo. Sulla strada passiamo dal papà di Omar e con lui cerchiamo di organizzare un incontro con dei colleghi per il pomeriggio, magari sul tardi.
A tavola oggi abbiamo, sempre grazie a Giuseppina, una ricca insalata che non mangiavo dal mio arrivo a Douala.
Riposino pomeridiano e poi di nuovo al lavoro sul furgone, ci sono da cambiare gli ammortizzatori. Quelli liberi da impegni vanno a fare una escursione sul fiume Niger, Decibello e Giose a catturare delle immagini in città.
Il furgone è parcheggiato sulla strada antistante l’albergo. Mettiamo un telo a terra e proviamo a svitare i bulloni degli ammortizzatori, ma sono inchiodati. Così accompagnati da Omar, Roberto e Riccardo si portano presso un meccanico che ha la “buca” dove poter lavorare meglio ed io ne approfitto per navigare un po’ su internet.
L’appuntamento con i nostri colleghi è alle 18.00 presso il 1° commissariato della città, il più importante.
Alle 17.00 il Picozzi è già di ritorno, lavoro fatto, mi dice, spero solo che non hai preparato un altro sabotaggio, rispondo scherzando…..
Saliamo sulle moto dopo aver indossato per l’ennesima volta l’uniforme, con noi anche Omar e Daniele con la sua telecamera.
Sono 5 chilometri per il posto di polizia, ma per arrivare percorriamo un viale affollatissimo, un traffico pazzesco costituito da motorini e biciclette, ma anche dai pulmini scassatissimi che fungono da taxi.
Il commissariato è su una piazza adiacente al Museo di Bamako. Ci accoglie il Direttore che ci porta nel suo ufficio e ci intrattiene in una lunghissima conversazione. Vuole conoscere nei dettagli la nostra missione ma poi passa alle domande sulla criminalità nel nostro paese, sulla immigrazione e mafia, quest’ultima certo non poteva mancare. Ci chiede quali sono i cittadini africani che danno più problemi in Italia e poi passa ad esporre i suoi problemi: anche il Mali è crocevia di immigrati clandestini, soprattutto dai paesi che sono in guerra, e qui ce ne sono molti. Rapine, furti e truffe, tutto il mondo è paese!
Foto di rito e poi ci mette a disposizione un auto di scorta per fare un giro turistico in città. Il traffico è sempre intensissimo e nonostante la Toyota della polizia fa da staffetta rimaniamo più volte imbottigliati.
Torniamo in hotel che è già buio e troviamo il resto del gruppo ad attenderci. Il giro turistico non è stato un gran che, riferiscono, mentre Giose è entusiasta delle immagini realizzate.
La serata non si poteva non concludere con una spaghettate mondiale, non sappiamo quando avremo la possibilità di cucinare ancora.
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