Il pesce di aprile per tutti noi è che dovremo percorrere i 650 km previsti in due tappe nella giornata di oggi: l’aereo di Tommaso continua ad essere la nostra preoccupazione principale.
Colazione in orario e partenza in ritardo.
Controlliamo il furgone e ci accorgiamo che ha consumato ancora acqua. Sono tre giorni che rabbocchiamo e non sappiamo se imputare la cosa al gran caldo o a qualcosa di più serio, lo terremo sotto controllo.
Per uscire dalla città ci facciamo accompagnare da un ragazzo dell’albergo, non è facile districarsi in quel dedalo di viuzze tra gli affollatissimi mercati che si susseguono uno dopo l’altro. Qui in Africa tutti vendono qualcosa.
Ci vogliono circa 30 chilometri per uscire dalla periferia del distretto di Bamako e superato il casello del pedaggio, dove veniamo fermati per un controllo di polizia, troviamo una strada meravigliosa per Kayes, anche questa finanziata con i fondi della Comunità Europea.
Si viaggia spediti, riusciamo a mantenere una buona media e ci aiuta anche un cielo coperto da nuvole che ci fa ben sopportare il caldo, infatti sono le 10.00 e siamo ancora sotto i 40°.
La prima sosta la facciamo dopo 140 km. Seconda colazione e caffè, rifornimento e via di nuovo. Molti paesi segnati sulla cartina non sono che minuscoli villaggi formati a volte da neanche 10 capanne. Il paesaggio inizia a cambiare ed è sempre più arido.
Terza, quarta sosta e rifornimento a Djema, dove siamo costretti a pranzare sotto un sole cocente.
Rallentiamo la marcia per foto e riprese, il paesaggio merita, ma ora il caldo è diventato insostenibile. A volte è talmente forte che sembra che siamo noi a spingere le moto, siamo esausti. Le fermate per bere si moltiplicano e ci prendiamo una pausa caffè questa volta all’ombra di un gigantesco baobab.
Mancano poco più di 200 a Kayes, ma sono i più difficili. Entriamo in un deserto di roccia, solo qualche baobab sparso qua e là e la morsa del caldo diventa sproporzionata.
Ci dobbiamo fermare, Maribel non sta bene, un colpo di calore probabilmente, ma tutti siamo provatissimi. Nessuno dei paesi segnati sulla carta a un posto dove prendere bevande fresche e siamo costretti a bere la riserva “d’acqua bollente” che abbiamo nel furgone. Ma a tutto c’è rimedio e con l’acqua calda facciamo del buon thè.
Approfittiamo della sosta per aprire il cofano e notiamo che c’è stato un consumo di un altro litro d’acqua nel radiatore. Così non va bene, dice Roberto, c’è qualcosa che non và. Iniziamo a controllare visivamente il radiatore e scopriamo una perdita sul lato dx. Meno male esclamo ad alta voce, di scorta abbiamo tutto ciò che è “raffreddamento”, ma prima di sostituire pezzi possiamo provare a tappare la crepa con il turafalle. Abbiamo solo 60 km per Kayes e decidiamo di rimandare l’operazione a più tardi.
L’ultimo tratto di strada è il più bello, sempre con un deserto di roccia ed una vegetazione molto rada che si perde all’orizzonte e con un tramonto a cui Daniele non sa resistere, tanto che si fa lasciare a 10 km dal paese con Giose per filmare quegli ultimi istanti di luce.
Arriviamo alle porte della cittadina e facciamo rifornimento ai mezzi. Decibello nota un albergo nelle vicinanze e va a vedere se a stanze disponibili. Torna soddisfatto, buono il prezzo e accoglienti le stanze.
Nel parcheggio dell’hotel Sahel inizio subito a sistemare l’Iveco: c’è da chiudere bene con il silicone la parte inferiore della cassa filtro e versare il turafalle nel radiatore.
Mi sdraio sotto il motore e Riccardo mi passa un po’ alla volta il silicone mettendolo direttamente sulle mie mani. Riesco a fare un bordo tutt’intorno alla cassa, chiudendo tutte le aspirazioni che erano rimaste, ma il silicone inizia a colare e non salvo ne la t-shirt e ne i capelli. Pazienza. Passo al radiatore e seguendo le istruzioni descritte sul flacone inserisco tutto il liquido turafalle nella vasca di espansione. Speriamo che funzioni, mancano solo 1000 km a Dakar e non vorrei proprio avere altre seccature.
Prendo la mia camera e faccio subito una doccia, l’odore che si emana dopo 10 ore di moto non è dei più gradevoli, la giacca ed i pantaloni sono oramai impregnati di tutto, sudore, polvere, smog e non so quando mi sarà possibile lavarli nuovamente.
Tutti a tavola per la cena. Chiudiamo anche i conti in sospeso e rimpinguiamo la cassa comune che Gianmario amministra con grande scrupolo.
Non ci posso credere: la maggioranza di noi ha preferito allo spaghetto di Giuseppina il pollo alla griglia, come ti può cambiare un mese d’Africa!