MediaMente.biz
 
Home
Associazione
Missioni
Parlano di noi
Gallerie Fotografiche
Diari di bordo
Sponsor
Contatti
Cerca nel sito
----------------------------------------
FOTO "Africa Sedicimila"
DIARIO "Africa Sedicimila"
VIDEO PROMO
Newsletter






METEO IN TEMPO REALE
Europa
Africa Settentrionale
Africa Meridionale
USA
Sud America - Area NORD
Sud America - Area SUD
English
Français
Deutsch
Español
----------------------------------------
Home
   
4 aprile 2009 PDF Stampa E-mail
Nessuna sveglia ad angosciarci, ma alle 7.00 sono già in piedi.
La colazione è servita nella hall, una vera colazione questa volta con vero cornetto che non mangiavo da 40 giorni.
Mi fanno compagnia Roberto e Gianmario, abbiamo infatti intenzione di tentare di risolvere il problema del furgone. Oggi però è festa nazionale, dell’indipendenza, e tutti i negozi sono chiusi, officine comprese.
E’ Roberto ad andare sotto l’Iveco per controllare quale sia il problema e lo trova: abbiamo perso la staffa che regge il tassello del supporto del cambio ed era quello che faceva rumore metallico in quanto toccava la crocera della trasmissione. Ora il cambio poggia direttamente sul tassello e per questo il furgone fa fatica ad andare avanti. Soluzione?? Non saprei, il ricambio non lo abbiamo e l’officina apre solo lunedì. Chiamo il tecnico a Roma che mi fornisce il numero della Iveco a Dakar ma non è sicuro che possa avere quel pezzo. Ci studiamo un po’ su e prendiamo un’altra cinghia a cricchetto: la ancoriamo ai lati del telaio del sottoscocca passandola al di sotto del cambio e cominciamo a tirare. Il cambio si alza di almeno 10 centimetri. Potrebbe funzionare, per un breve tratto non dovrebbe avere problemi e male che va potremmo rinforzare il sostegno con una cinghia più resistente. Non proviamo il mezzo, rimandiamo il tutto a lunedì, vogliamo un po’ di serenità.
Adiacente a dove abitiamo c’è l’albergo Roma, l’unico posto nelle vicinanze per prendere un caffè espresso.
Torniamo in hotel dove troviamo il resto della compagnia ed un amico senegalese di Decibello che ci consiglia un ristorante tipico: la cucina è tradizionale ed a un buon prezzo.
Riposino pomeridiano, a cui non eravamo più abituati da settimane ed in moto ce ne andiamo al Lac Rose: il lago è famoso perché è stato l’arrivo della Parigi-Dakar delle ultime edizioni ed è una visita a cui non possiamo rinunciare.
Dobbiamo percorrere 50 km e sono i 50 kilometri d’inferno che obbligatoriamente bisogna attraversare quando si entra o esce da Dakar. Infatti il centro città è posto alla fine di una penisola con tutti i problemi di traffico che ho già illustrato. Inoltre abbiamo anche una certa fretta, Tommaso Giuseppina e Maurizio alle 23.00 di questa sera hanno l’aereo per rientrare in Italia e dobbiamo fare velocemente.
Quasi un’ora e mezza ad arrivare. Al traffico si aggiungono le feste che troviamo in diversi villaggi, una partita di calcio ed un funerale….
Ecco finalmente il lago Rosa. Il colpo d’occhio, nell’insieme, è molto bello, il colore dell’acqua è dato da particolari molluschi che vi dimorano e dall’alta salinità.
Dell’arrivo della Parigi-Dakar rimangono solo dei blocchi di cemento, nulla più e tutt’intorno è solo deserto. Alcuni di noi rimangono delusi, credevano di trovare qualcosa di diverso, non si respira la magia di questa competizione tanto importante che ha fatto sognare milioni di persone nel mondo, non si riesce neanche ad immaginarla. Però questo è il nostro arrivo, questa è stata la nostra competizione personale e per questo siamo felici e soddisfatti comunque.
A guastare questo particolare momento sono i soliti ambulanti che non ti consentono di trascorrere 5 minuti in serenità, di scattare foto o di effettuare riprese
Rientriamo in città che è sera dopo aver goduto di un tramonto rosso fuoco sulle dune che circondano il lago dal lato destro. Ripercorriamo quei 50 chilometri che ci porteranno in centro ed è una roulette russa. Visibilità zero, più per lo smog che per l’oscurità, i soliti pulmini taxi che impazzano senza sosta ed i camion che vanno a mille senza prestare alcuna attenzione. Guidare a Dakar è pericolosissimo e sarà sicuramente l’ultima volta che prenderemo le moto con il buio.
Per la cena optiamo per un ristorante a due passi dall’hotel, non abbiamo la voglia si subire gli assalti da parte degli ambulanti. I nostri tre amici in partenza sono riusciti ad arrivare in aeroporto per tempo, ci comunicano via sms, e noi a tavola brindiamo nuovamente al nostro tour con una ottima bottiglia di vino rosso.
 
< Prec.   Pros. >
© 2006 info@motoforpeace.it
Concept design by MediaMente.biz media@mediamente.biz