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Stamattina abbiamo due appuntamenti importanti: il primo da MSC per concordare la data di riempimento dei container, il secondo da Iveco Dakar per tentare una vera riparazione al nostro mezzo.
Con un pulmino messo a disposizione da Salif, un amico di Decibello, ci rechiamo al porto. Trovare MSC non è affatto complicato e siamo ricevuti da Pierre Moussa, addetto alle spedizioni. E’ un caro amico di Diego, MSC Napoli, e ci riserva un trattamento di favore: caricate quando volete, a che ora volete e pagate a Roma. Meglio di così! Lasciamo i documenti necessari e ci congediamo ringraziando.
A poche centinaia di metri troviamo la Iveco. E’ un grande edificio, molto ben tenuto e con un grande magazzino ricambi. Mi sento sollevato, sono sicuro che qui troveremo una soluzione.
Chiediamo all’addetto al bancone, ma sembra non capire e ci manda al primo piano da un suo collega. Infiliamo una stanza dopo l’altra fino a trovare un tizio al computer ma notiamo nella scrivania accanto alla sua un'altra persona, un “bianco”. Spero in cuor mio in un “italiano”, come è facile trovare in tutte le concessionarie Iveco nel mondo, ed così è.
Si chiama Palmiro e subito si mette a nostra disposizione. Gli spieghiamo chi siamo e cosa stiamo facendo a Dakar e soprattutto il tipo di guasto. Purtroppo il ricambio non c’è, ci anticipa subito, noi non facciamo magazzino, ma vi posso mandare due persone e tentare di costruire qualcosa che vi faccia arrivare a casa.
Perfetto, rispondo, e così con il pulmino facciamo ritorno in albergo seguiti da un meccanico dell’azienda a bordo di un fuoristrada.
Il traffico è molto intenso ed impieghiamo più di 40 minuti per percorrere solo 5 km.
Il meccanico si sdraia sotto il furgone e smonta i pezzi del supporto rimasti attaccati al telaio. Certo che se avessimo anche il pezzo che ha preso a calci il Sabotatore Roberto ora saremo un “pezzo” avanti, ma il tecnico non si scompone più di tanto, con un metro metallico prende alcune misure e torna in officina per inventarsi qualcosa.
A questo punto siamo bloccati in albergo e decidiamo di dividerci: Decibello con gli operatori andranno a prendere immagini della città mentre gli altri rimarranno nei pressi dell’hotel in attesa del ritorno dei meccanici.
Sono le 13.00 quando decidiamo di andare a pranzo in centro, un posticino moderno con un servizio stranamente veloce.
Usciamo dal locale ed arriviamo al porto, Gianmario è curioso di visitare un negozio della Victorinox, ma ha un assortimento scarso ed i prezzi non sono affatto concorrenziali.
Torniamo in hotel. Un breve riposino ed ecco i meccanici che tornano: hanno fabbricato un supporto ed ora lo presentano per vedere se c’è bisogno di fare delle correzioni. Si, bisogna correggere la misura di alcuni fori ma il lavoro che hanno svolto è sorprendente.
Tornano di nuovo in officina, noi rimaniamo nella hall ad attenderli.
Io ne approfitto per far lavare la mia tuta in tintoria, ma lascio inavvertitamente il mio portafogli all’interno di una tasca della giacca…
Sono le 18.00 quando i meccanici Iveco tornano di nuovo con il loro capolavoro: montaggio e prova su strada, il pezzo è perfetto e per soli 30.000 CFA. Non posso non lasciare una mancia ai ragazzi e telefonare a Palmiro per ringraziarlo della cortese disponibilità.
Facciamo un po’ d’ordine all’interno del mezzo e prendiamo tutti i bagagli che torneranno con noi in aereo. Da tempo è sfumata l’idea di tornare in Italia via terra, eccessivi i problemi meccanici ed i tempi a nostra disposizione sono troppo serrati. Siamo però d’accordo ad organizzare a breve un raid da Roma a Dakar, per chiudere questo tour africano.
Ci raccogliamo tutti intorno al mio computer per seguire attraverso il sito dell’ANSA gli sviluppi del terremoto in Abruzzo. Questa mattina la notizia ci aveva colto di sorpresa e che fosse così grave lo si era capito solo successivamente.
La cena si consuma in un ristorante thailandese, scelta pessima.
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