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Mi sveglio sul presto e la prima cosa che faccio è controllare la situazione del terremoto: gravissima. Le scosse di assestamento continuano, si balla in tutto il centro Italia e le vittime aumentano con il passare delle ore.
Questa mattina andiamo a visitare il centro “Insieme” di Thies. Mamadou arriva con mezz’ora di ritardo e ci fa subito strada. Andiamo con 5 moto, Riccardo preferisce rimanere in hotel.
Il traffico per uscire dalla città è fenomenale, altrettanto lo smog. Per raggiungere Thies impieghiamo quasi due ore, i km sono 100 contro i 70 che Mamadou ci aveva assicurato.
La prima tappa è dall’Imam della provincia, che deve essere informato della visita. Il Gran Califfo ci riceve nel giardino della sua abitazione: è una persona molto anziana, dai modi gentili e cortesi. Viene srotolato un grande tappeto e posizionate poltrone tutt’intorno. Il Califfo siede su un classico lettino “da mare”, noi sulle poltrone, altri sulle sedie. E’ coadiuvato dal Capo Villaggio, suo portavoce, e dal figlio maggiore che parla un po’ la nostra lingua.
E’ felice della nostra iniziativa e fa’ un lungo discorso di ringraziamento. Approva in pieno il nostro gesto e spera che la nostra collaborazione possa durare nel tempo.
Alla fine della conversazione recita una preghiera per noi e mi promette che mi invierà una sua foto.
Lasciamo Thies e ci inoltriamo nella campagna alla volta del villaggio e ci accorgiamo che Mamadou ci aveva illuso sulla condizione della strada: non sono solo 4 km di pista più uno di strada leggermente sabbiosa, come promesso, ma sono 10 km di sterrato polverosissimo e 4 km di sabbione alta un metro.
Gianmario con il GS 800 scivola via, la Transalp pure, Decibello (previdente) aveva lasciato la sua moto a Thies ed era sull’auto di Mamadou, ed io??? Percorro un km di sabbia insieme a Roberto, ma siamo in grande difficoltà. Roberto va un po’ più veloce, ma la sabbia è veramente alta. Si comincia a sudare, qui il caldo arriva a superare i 35°, e faccio fatica a tenere la moto in piedi. Mi fermo per riprendere fiato, Roberto avanza con la sua Adventure e quando è a circa 500 metri da me lo vedo sprofondare in una buca di sabbia. Non si perde d’animo e continua ad andare avanti alzando con la ruota posteriore un nuvolone di sabbia. Io ci penso un attimo e decido di rinunciare: questa doveva essere una giornata di relax, una piacevole gita e non mi va affatto di trasformarla di nuovo in una Banyo- Tibati.
Invio un sms agli altri comunicando la mia decisione e torno in paese.
Sono le 13.00 e mi siedo nella veranda di un ristorante, accanto a me una tavolata di “bianchi”.
Cerco di chiamare Roberto ma non ci riesco, invio un altro sms anche a Decibello che dopo mezz’ora riesce a contattarmi: hai fatto bene a tornare indietro, mi dice, se venivi avanti non avevi scampo, Roberto ha dovuto spingere la sua moto per un chilometro e gli ultimi 500 metri erano impraticabili anche per le jeep.
Dopo un paio d’ore torno nella piazza del paese e mi incontro con il resto del gruppo: sono affamati ed assetati…ed anche un po’ arrabbiati. Si poteva organizzare il trasferimento in auto, riconoscono, quei 4 km sono stati infernali. In compenso l’esperienza è stata meravigliosa, ad attenderli non c’erano solo i bambini della scuola ma tutta la comunità del villaggio.
Torniamo in hotel e questa volta siamo fortunati, niente traffico.
Ci mettiamo subito al lavoro per preparare il furgone, domani va chiuso in container con le moto: lo svuotiamo completamente e riusciamo ad aprire il portellone posteriore che si era bloccato. Mettiamo dentro la Transalp, l’Africa Twin ed infine il GS 800 di Tommaso. Fermiamo le moto con delle cinghie e rimettiamo all’interno, alla meglio, attrezzatura e bagagli. Il posto è sufficiente, si lavora bene e in nemmeno due ore abbiamo terminato.
C’è bisogno di una lunga doccia per togliersi dalla pelle sabbia polvere e grasso.
Cena dalle “Gazzelle”, questa volta ottima scelta.
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